L'ultima cena: dopo Biutifùl cauntri Peppe Ruggiero racconta le agromafie

La copertina del libro di Peppe Ruggieri: L\'ultima cena,a tavola con i boss Con Biutifùl cauntri Peppe Ruggiero aveva portato alla luce il malaffare e la malapolitica non solo in Campania, sia chiaro, ma del Bel Paese tutto fatto con il traffico dei rifiuti, specie pericolosi. Con L'Ultima cena, a tavola con i boss (Verdenero inchieste, 184 pagg. 14 euro), Ruggiero fa emergere il malaffare e la malapolitica dell'agroalimentare. In una parola, sono le mafie che decidono cosa dobbiamo mettere ogni santo giorno nel piatto. Ho letto di un fiato il suo libro in anteprima, sarà in libreria dal 15 settembre; 184 pagine che disegnano le attività, di quelli che Ruggiero definisce senza mezzi termini:

Ministri dell'agricoltura della mafia in pectore.

Non sembri assurdo un racconto del genere. Non è spettacolarizzazione, non è sensazionalismo: è la sporchissima verità. Scrive Ruggiero alle pagg. 20-21 del suo libro:

Il meccanismo lo ha spiegato Franco Roberti, ex della DDA di Napoli, oggi procuratore capo a Salerno, in un’audizione alla Commissione parlamentare antimafia: «I commercianti sono costretti a trattare questo o quel prodotto, questo o quel marchio, ma ricevono spesso dei vantaggi. Acquistano a prezzi abbordabili perché la camorra compra in grandi quantità e sottocosto. Ricicla. I commercianti hanno poi il vantaggio dell’esclusività. Si eliminano i concorrenti. Si crea un regime di monopolio». E a pagare sono solo i consumatori: i prezzi, tra pizzo e tangente, continuano a salire senza nessuna garanzia sulla qualità dei prodotti. Non è questione di gusti. E nemmeno di prezzo. È solo uno sporco affare. L’ennesimo affare di camorra.


A leggere il menù imposto dalla camorra si resta disgustati: dal caffè, al pane, al burro, dalla carne ai gelati, tutto è sotto le grinfie della piovra. Sono loro che decidono che marchi devono essere distribuiti, in quali zone e a che prezzo; sono loro che forniscono a panifici e pizzerie la farina adulterata; nei bar il caffè è miscelato con materie di scarto; che distribuiscono in Europa burro che causa cirrosi epatica. La carne è poi trattata nel peggiore dei modi: macelli clandestini, animali malati e dopati venduti come sani a ignari clienti, tutto serve per fare soldi. Il business agroalimentare di Gomorra frutta ai clan all'anno circa 70milioni di euro.

Il business è non solo nazionale ma europeo: da Porto Maghera a Canicattì tutto l'agroalimentare passa per le mani delle mafie. A rimetterci non solo i consumatori ma anche i lavoratori strozzati dal "sistema mafia" e specie se extracomunitari usati come schiavi. Per ora solo una piccolissima soluzione, affidarsi a prodotti certificati e che provengono da terreni sottratti ai signori del crimine come quelli commercializzati con il marchio Libera Terra, voluto da Don Ciotti.

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