La madre di tutte le menzogne: abbiamo bisogno dell'auto

Per un auto in meno

Ieri scrivevo a proposito dei 3 passi da seguire per eliminare la dipendenza da auto: ebbene ho conosciuto via web Paolo Bonavoglia e il suo blog su cui scrive a proposito della benzino-dipendenza:

La mentalità dell'automobilista non è distinguibile da quella di un tossico-dipendente, prigioniero e posseduto dalla sua droga. Gli effetti deleteri della vita sedentaria del motorista sono ben noti e altrettanto ben dimenticati.

Elenca Paolo i 10+1 disastri della motorizzazione e individua nel motto one less car la sua ragione di vita. Spiega Paolo che, in un certo senso è anche facile, sospendere la propria dipendenza dall'auto. Basta pensare alla propria vita come indipendente dalla vettura. E elenca in 5 punti le bugie dell'automobilista: che dell'automobile non se ne possa fare a meno (falso); che l'auto fa risparmiare tempo (falso. In auto, piuttosto si perde perché o si guida o si fa altro); l'auto costa meno (falso, ci sono costi nascosti); l'auto fa risparmiare fatica (vero, ma poi bisogna iscriversi in palestra causa stile di vita dannoso per la salute);l'auto dà libertà (falso, ma perché ci piace tanto chiuderci in una scatola di metallo?)

Dopo il salto 4 risposte alle 4 fatidiche domande del dipendente da automobile.

E come faccio ad andare al lavoro?" chiede il posseduto dall'auto.

Fatte salve alcune situazioni, p.es. persone che vivono in località isolate, molto lontane dal posto di lavoro e non servite dai mezzi pubblici, situazioni che sono comunque molto meno frequenti di quanto si voglia far credere, ci sono mezzi pubblici, bici e se il luogo di lavoro non è troppo lontano ... i piedi. Distanze sotto il 3 km si fanno senza problemi a piedi. Distanze sotto gli 8-10 si fanno in bici in tempi non poi molto inferiori alla media di quelli motorizzati, e se poi c'è traffico pesante (e c'è ... quasi sempre) la differenza può anche essere a favore della bici. Per le distanze superiori siamo già nel campo del pendolarismo: treni e mezzi pubblici sono quasi sempre in grado di fare il percorso. Va comunque ricordato che secondo le statistiche una buona metà degli spostamenti urbani in auto e moto riguardano distanze inferiori ai 5 km, distanze che si potrebbero tranquillamente fare a piedi se non fosse per quel rammollimento che la motorizzazione selvaggia ha indotto generando una vera e propria dipendenza dai motori.

"E come faccio ad andare al grande centro commerciale per fare acquisti?" chiede il posseduto dall'auto.

La replica può essere identica alla precedente e lo è, ma va aggiunto che quello dei grandi centri commerciali è un flagello strettamente imparentato con quello delle automobili. Ci sono studi che dimostrano che questi centri commerciali sono tra i principali responsabili della crescita metastatica del traffico motoristico. Gli automobilisti ci vanno convinti di fare grandi affari e grandi risparmi, ma la cosa, dati alla mano, è molto molto opinabile. Spesso ho constatato che i prezzi di questi centri non sono molto diversi, a volte anche maggiori di quelli del negozietto vicino a casa. Spesso si comprano cose delle quali non c'era alcuna necessità. Per non parlare dei "grandi affari" che sono tali soprattutto per i venditori. Le economie che, eventualmente, si realizzano non valgono in genere la spesa del viaggio e il tempo perso per il medesimo. Se proprio si cercano le economie forti meglio andare ... su ebay o sui negozi web e farsi consegnare la merce a casa! Si risparmia denaro e tempo (e anche il tempo è denaro)!

"E come faccio ad andare in montagna o al mare o in campagna la domenica?" chiede il posseduto dall'auto.

Innanzitutto non c'è nessuna legge o necessità che imponga di andare in montagna o al mare o in campagna la domenica. Il paradosso di questo delirio psicomotorio è che si fugge dal caos, dall'inquinamento, dalla congestione della città e si finisce con l'esportare questi mali anche in località che ne erano esenti. Poi esistono molte località raggiungibili in treno o in pullman. Per me ideale per la gita domenicale è la formula treno+bici. E le località non toccate dalle ferrovie o dai bus? Se ne può benissimo fare a meno, così come si fa a meno di andare in cima al monte Bianco o a tanti altri posti non toccati da strade e da ferrovie. Personalmente messo di fronte alla scelta: "o vieni in questo posto in auto o non ci vieni per niente" ... preferisco la seconda, tanto più che il più delle volte troverei un posto un tempo bello ridotto a enorme e orribile deposito di auto e moto.

"E come faccio ad andare nella seconda casa in montagna o al mare o in campagna?" chiede il posseduto dall'auto.

La replica può essere identica alla prededente e lo è, ma va aggiunto che quello delle seconde case è un altro disastro strettamente imparentato con quello delle automobili. Località un tempo bellissime sono state letteralmente devastate dalle seconde case. In italiano è nato il termine rapallizzazione, dalla città di Rapallo, un tempo luogo ameno, quasi paradisiaco sulla Riviera di Levante, oggi ridotto a inferno di traffico e di quartieri du seconde case non molto diversi da una periferia urbana. Che senso abbia poi condannarsi a questo pendolarismo del fine settimana è per me cosa assolutamente incomprensibile. Si è quasi costretti a tornare sempre nello stesso posto, impegolarsi in spese, bollette, problemi condominiali e di traffico come se non bastassero quelli della prima casa. Se proprio si vuole lasciare la propria residenza nel fine settimana o in estate, non è molto molto preferibile il treno o la formula treno+bici ogni volta in posti diversi, tutt'al più con un pernotto in albergo? Si spende di meno, si hanno meno problemi e si cambia veramente aria.

Via | Paolo Bonavoglia
Foto | Flickr

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