Corte Costituzionale: le Regioni non possono dire no al nucleare (per ora)

la corte costituzionale

Secondo una delle ultime sentenze della Corte Costituzionale sono illegittime le leggi regionali di Campania, Basilicata e Puglia che impongono la non costruzione sul loro territorio, di centrali nucleari o di siti di stoccaggio di scorie nucleari.

Il perché è semplice: mancando l'intesa Stato-Regioni, resta in piedi l'autorità statale. Scrive la Gazzetta del Mezzogiorno:

Le norme di Puglia, Basilicata e Campania sono state bocciate perchè, in riferimento ai depositi di materiali e rifiuti radioattivi, avrebbero invaso la competenza esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente (art.117, secondo comma, lettera s). Mentre per quanto riguarda l’installazione di impianti di energia nucleare – si è inoltre appreso – sarebbe stata lesa la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza (art.117, secondo comma, lettere d e h).

Il punto è che le leggi non sono errate ma è la forma con sui sono state promulgate a essere errata. Infatti spiegano i giudici che le leggi vanno messe in discussione in seno alla Consulta e non prodotte in Regione Leggi di comodo.

Per Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori in base ad uno studio condotto dall'associazione, le centrali nucleari non sono economiche e non hanno a che fare con l'economia:

Se la politica energetica è una questione di interesse nazionale, altrettanto non lo si può dire per l’energia nucleare.Infatti, costruire centrali nucleari significa al di là delle pur importantissime questioni legate al territorio, nonché allo smaltimento delle scorie, un investimento che poco ha a che fare con l’interesse dell’intera economia e con gli interessi dei cittadini. Investimenti per 3 – 4 MLD per ogni centrale, tempi lunghissimi anche di 8 – 9 anni prima che possano entrare in funzione, quando cioè saranno più convenienti e maggiormente efficienti altre modalità di produzione energetica e senza contare, particolare di non poco conto, quanto costerà ai cittadini per gli aumenti delle bollette elettriche che si stima aumenteranno di circa il 25% per mettere in pratica gli investimenti necessari al nucleare fa pensare, che ancora una volta nella testa di qualcheduno vi sia sempre il pensiero fisso e quello sì ideologico di anteporre gli interessi dei pochi contro gli interessi dei molti.

Foto | Corte Costituzionale

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