Rajendra Pachauri (IPCC), "Sui cambiamenti climatici noi scienziati non siamo grandi comunicatori"

rajendra pachauriUgo Bardi presidente Aspo ha intervistato Rajendra Pachauri presidente IPCC, al centro lo scorso anno del climategate. La chiacchierata si è svolta in inglese e via mail per il blog Cassandra e la trovate qui. Qui la trovate tradotta in italiano.

Ricorderete che proprio un anno fa Pachauri (convinto vegetariano, tra l'altro come modello di alimentazione per il contenimento delle emissioni di CO2) si trovò davanti uno scandalo a proposito di alcune mail sottratte da hacker dai server del Cru Climatic research unit. Lo scoop, se così vogliamo definirlo, fu cavalcato dal Sunday Telegraph che pubblicò parte delle mail, che andavano dal 1996 al 2009 e che riportavano una serie di dubbi o ripensamenti espressi tra scienziati a proposito dei cambiamenti climatici. I detrattori o negazionisti cavalcarono l'onda per sostenere che i cambiamenti climatici erano pura invenzione di scienziati pazzi. Ebbene le cose non stanno esattamente così. Dichiara Pachauri durante l'intervista concessa a Ugo Bardi che ha cercato di porre fine alla campagna avviata dal Sunday Telegraph (l'articolo lo trovate qui):

Ho cercato pazientemente di convincere il Sunday Telegraph a ritrattare il loro articolo infame che ha dato inizio alla pioggia di pubblicazioni e rapporti ripetitivi che ne sono seguiti. Tuttavia, sono stati sordi alle mie comunicazioni decenti e giustificate. Alla fine, non mi è rimasto che assumere degli avvocati competenti di Lonra e cercare la possibilità di dare inizio a un'azione legale nel Regno Unito con l'accusa di diffamazione. Dopo molti scambi che i miei legali hanno avuto con il giornale, si sono decisi a pubblicare un articolo di scuse e a pagare le spese legali al livello di 53.000 sterline.


Spiega ancora Pachauri che il problema non sono state le mail in se ma la scarsa cominucazione da parte dell'IPCC in merito ai pericoli che si corrono con i cambiamenti climatici e dice:

Se non comunichiamo la scienza del cambiamento climatico al pubblico altri, che hanno interessi nascosti, riempiranno il vuoto. Nell'IPCC, in particolare, abbiamo creato molto poco in termini di capacità di fronteggiare questa sfida e certamente questo ha causato una disseminazione poco efficace di studi scientificamente validi sul cambiamento climatico, con il risultato che che l'IPCC e la comunità scientifica si sono trovati sotto attacco da parte di coloro che intendono mettere in dubbio quei risultati ormai consolidati che l'IPCC ha diffuso sulla base di osservazioni consolidate e solida evidenza.

Il punto, secondo Pachauri è che l'umanità non dovrebbe rinunciare a se stessa quanto piuttosto adottare un controllo sui consumi, anzi sugli sprechi e sulla sperequazione. Dice lo scienziato indiano che è fondamentale che l'uomo non solo smetta di inquinare ma che scelga perciò una via sostenibile al suo sviluppo. In ciò ovviamente è incluso anche il ragionamento che riguarda il picco del petrolio, altro argomento caro agli scettici dei cambiamenti climatici che sostengono, apputno, che così come non ci sono variazioni del clima, né di natura antropogenica, né naturale, così non è prevista alcuna fine del petrolio.

Spiega, invece Pachauri:

Essenzialmente, quello su cui dovremmo focalizzarci globalmente è l'ottenimento di uno schema sostenibile di crescita e sviluppo. Tenendo presente la definizione di sviluppo sostenibile descritta dalla Commissione Bruntland, un tale schema di sviluppo dovrebbe andare incontro alle necessità della generazione corrente senza mettere a repentaglio la possibilità delle generazioni future di soddisfare le loro necessità. Il cambiamento climatico è dunque soltanto parte di un problema molto più importante che ha a che fare con l'esaurimento e la degradazione delle risorse naturali della Terra e dei suoi fragili ecosistemi. Io credo che dobbiamo adottare politiche e allocare risorse per ridare vita e restituire alla salute una varietà di beni comuni globali. Dobbiamo tenere il benessere umano al centro dei nostri sforzi che si espandono da una regione all'altra e attraverso le generazioni. Io credo che il nostro problema principale sia di essersi allontanati dall'armonia della natura e questo si può correggere non soltanto attraverso l'innovazione e nuove tecnologie ma anche attraverso cambiamenti nello stile di vita e modi di comportarsi.

Foto | Flickr

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