Recensione Syriana

george cloney syriana Con un po' di ritardo ho visto Syriana, il film che doveva piacere agli ambientalisti ma... ecco la mia recesione
Detto in poche parole: George Cloney non avrebbe mai dovuto prendersi la briga di ingrassare trenta chili per girare Syriana. Un film molto chiacchierato, che sarebbe dovuto piacere agli ambientalisti e al pubblico del cinema indipendente, incoronato da un oscar, ma che lascia aperto più di un dubbio, e non solo sulla trama. Già, la trama: per capire anche solo l’80% di quello che succede in Syriana bisognerebbe seguirlo con carta e penna alla mano, tanti sono i personaggi che lo affollano, partecipando magari per una sola scena e poi scomparendo per sempre con il risultato di confondere ulteriormente l’economia narrativa della storia (tutta la vicenda familiare del consulente di Ginevra, solo per fare un esempio, è completamente inutile). L’agente Bob Barnes, ovvero George Cloney, va avanti e indietro fra il medio oriente e gli Stati Uniti con un’unica espressione interrogativa stampata sulla faccia, e tutto il suo personaggio invero ruota semplicemente attorno ai classici dubbi dell’agente di uno spy-movie: che diavolo ci faccio qui? qualcuno vuole fregarmi? perché non riesco ad avere una vita tutta moglie, figli e pantofole?


Il tempo narrativo di Syriana, poi, è collocato in un presente troppo recente per permettere una lettura storica dell’intrigo internazionale (ispirato a fatti realmente accaduti) che infatti viene approcciato con un misto di stile paradocumentaristico che si alterna ritmicamente a momenti iperdidascalaci.


Ma lo scoglio più imbarazzante per lo spettatore sono per la verità i dialoghi. Non ho visto la versione originale per cui posso giudicare solo la traduzione, mi esprimo quindi con riserva, ma gente, è più brillante il pavimento di casa mia, che i dialoghi di questo film. Uno dei momenti più tremendi, in questo senso, è quando il consulente di Ginevra spiega al principe Nasir la sua ricetta per risparmiare dei mega miliardoni non circumnavigando l’Africa con le petroliere, ma usando la pipeline che passa l’Iran, disegnando il tutto sulla sabbia per essere certo che una teoria tanto fine non venga fraintesa. Il principe Nasir di tutta risposta guarda il consulente come fosse un genio piovuto dal cielo e per ringraziarlo gli mette nelle mani la politica economica del suo paese. Se le consulenze petrolifere fossero anche solo vagamente simili a quanto descritto in quella scena, da mò che avevo fatto i petro-miliardi a suon di consulenze negli emirati…
Altrettanto ridicola poi la descrizione della mentalità illuminata del principe Nasir, che se ne va in giro a fare discorsi sui diritti alle donne e sul welfare che potrebbero far apparire macchinosi i discorsi politici del sindaco di Paperopoli.


E poi (scusate se oggi sono demolitivo) il finale. Qualcuno mi vuole spiegare che diavolo di senso ha mettere quella insignificante scena a conclusione del film?
Il mio giudizio su Syriana, lo si sarà capito, è una bocciatura su tutta linea. Più che il film super alternativo e intelligente che ci era stato paventato a me ’sta pellicola è sembrata un accrocco confuso, dove gli inseguimenti e gli intrighi più mozziafiato sono quelli fra i luoghi comuni..

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