Cambiamenti climatici e vertice di Cancun, per Clini del Minambiente: "Poche speranze di successo"

La sede della conferenza di Cancun sui cambiamenti climatici

Tra qualche giorno si aprirà il COP16 cioè la sedicesima Conference of the Parties, più noto come Conferenza sul clima di Cancun voluta dalle Nazioni Unite. Dal 29 al 10 dicembre i rappresentanti del Pianeta discuteranno di cambiamenti climatici, energia e carburanti. Insomma di soldi e investimenti. Già lo scorso anno provarono a mettersi d'accordo a Copenhagen rispetto ai volumi di emissioni di C02, all'utilizzo di carburanti sostenibili e mezzi di trasporto che non fossero biciclette e monopattini. Ma fu un flop.

Di per se il vertice è già un mezzo disastro ambientale: oltre 2000 rappresentanti di 196 paesi arriveranno a Cancun, per la stragrande maggioranza in aereo. L'impronta ecologica è elevatissima (qui propongono il calcolo delle emissioni e i consigli per compensarle). Non dimentichiamo, inoltre, che siamo in Messico, la culla, lo scorso anno della pandemia che prese il nome di influenza suina e degli immensi allevamenti intensivi di suini.

Le discussioni riprenderanno da dove erano state lasciate lo scorso anno: Cina e India hanno bisogno di energia per produrre merci che consumerà per la maggior parte l'Occidente; l'Occidente ha bisogno di energia per produrre merci in Cina e India destinate ai mercati europei e americani che serviranno a sostenere consumi e a cercare di debellare la crisi economica, ciò per mantenere gli standard di consumo (lasciamo stare il benessere che è un'altra cosa).

Si capisce che la situazione è parecchio complessa. In tutto ciò si innesta la necessità di ridurre le emissioni di CO2 che, per chi produce merci, vuol solo dire dimezzare la produzione. L'Italia, poi, è in una condizione del tutto particolare: i nostri imprenditori vivono il Protocollo di Kyoto come una minaccia che li destina a dimezzare la produzione a discapito del Made in Italy.

Ecco perciò che le parole del Direttore del Ministero per l'Ambiente Corrado Clini, pronunciate durante la presentazione di un libro a Roma assumono un valore a dir poco profetico. Ha detto Clini:

La partita che si giocherà alla prossima Conferenza dell'Onu sul clima a Cancun sarà complicata, e per il momento non sembra dare adito a speranze per risultati positivi. L'Italia sta cercando di contribuire a discutere sui temi che non sono stati risolti a Copenhagen, perchè se dovesse ripetersi a Cancun la stessa discussione dello scorso anno, non ci saranno passi in avanti. Si tratta di problemi globali che devono essere affrontati a livello globale. 'Anche in Italia, ad esempio si potrebbe spostare una parte delle risorse destinate ai sussidi sociali e alla cassa integrazione verso attività nuove ad alto contenuto tecnologico, per non correre il rischio che alla fine della cassa integrazione ci sia solo la chiusura delle fabbriche. Le eccellenze dell'industria italiana che, ad esempio, operano nel settore della meccanica e dell'elettromeccanica potrebbero trarre vantaggio se potessero impiegare una parte di lavoratori oggi impegnati in settori tradizionali. Questi ultimi, così, invece di non avere speranze, potrebbero essere parte di una rivoluzione tecnologica di cui l'Italia ha bisogno.

Foto | Cop16

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