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Sustain Ability Life-Cycle design, progettare il ciclo di vita dei prodotti

Come annunciato qualche giorno fa Ecoblog e la sottoscritta prendono parte al Festival Sustain/ability dedicata alla sostenibilità e al design. Nel talk di questo pomeriggio il discorso verte sul Life -Cycle design, ossia la progettazione del ciclo di vita degli oggetti, per porre la sostenibilità ambientale già nella progettazione del designer.

Parla ora Medardo Chiapponi, preside dello Iuav e sottolinea che lui non apprezza il termine eco-design che avvicina sempre a delle idee piuttosto brutte del design. Dunque Life-Cycle rende in maniera più precisa il progetto che dovrebbe seguire, invece, un designer nel corso dell'deazione di un oggetto. Farlo nascere pensando alle varie problematiche ambientali che l'oggetto seguirà durante la sua vita.

Rendersi conto che è diverso progettare un elettrodomestico oppure un imballaggio o un mobile. Diverse sono le priorità ambientali e diversi sono gli elementi su cui intervenire. Il fatto di pensare a questi problemi in termini progettuali ci trova a trovare soluzioni più efficaci. Ciò non deve far crederci che bastino le normative che si possono adattare alle singole realtà con qualche problema di adattamento. Un approccio progettuale fa esattamente il contrario. parte da problemi reali e li affronta singolarmente.

Lascia ora la parola a Cristina Rapisarda Sasson che ragionerà sulla validità industriale della sostenibilità Innanzittuto dice:

Dobbiamo metterci d'accordo sulle parole. La prima convinzione che vi propongo è che bisogna di evitare due cose con le parole che ci riguardano: è di moda e non la uso più. Questo è il destino di green-economy. Almeno in Lombardia. Nemmeno abbiano inioziato a fare passi concreti che l'abbiamo buttata via. Cosa intendo per sostenibile? E' processo che minimizza il proprio impatto sull'ambiente ed è accettabile dal punto di vista economico. Essere sostenibile significa durare nel tempo. I francesi dicono durable, dunque durevole.

Parla Rapisarda dell'eco-industria. E spiega che include tutti i settori in cui l'attività principale o secondaria interviene a ridurre uso delle risorse e sprechi e produzione dei rifiuti.

La realtà di riferimento, secondo Rapirsarda richiede che si inizia a analizzare la situazione dei rifiuti e la sua gestione, gestione del ciclo delle acque e gestione del ciclo dei materiali. Al di la del fatto che l'eco- industria occupa una parte importante in Europa. Abbiamo un settore disomogeneo ma caratterizzato: riferimento nel settore rifiuti, settore bonifiche, produzione energia eolica e energie rinnovabili in genere. Le aziende più competitive sono concentrate in Francia e Germania (circa 10mila aziende) seguono Regno Unito e Olanda. Rifiuti e acque sono dominate da players internazionali. In Italia il settore predominante è quello dei rifiuti con il 40% del fatturato totale.

Ma l'eco-industria in Europa è ben lontana dal rappresentare un modello di sviluppo. Dice Rapisarda:

Stiamo cercando di sviluppare le mandibole al nostro sistema. Siamo sommersi dai rifiuti perché ne produciamo troppo. Siamo giungendo alla fine del petrolio. Stiamo pescando il petrolio in maniera sempre più difficoltosa e questo rappresenterà un problema. Il ciclo di riferimento di chi progetta è proprio questo: per chi sto progettando? In un sistema che sta mettendo in pratica un sistema di decentramento e che sta rendendo tutto smart.

Allora perché ci ritroviamo sommersi dai rifiuti? Perché sebbene vi sia tutta la tecnologia disponibile non è assemblata nei processi nella giusta maniera. Abbiamo un economia basata sulle fonti fossili. Dunque dice Rapisarda:

E' necessario cambiare il modello di business. Il modello ha dimostrato che cercare di far penetrare le tecnologie nei sistemi esistenti in mercati conoslidati e basati su tecnologie vecchia non funziona. Cosa ci occorre allora per far quel passaggio? Non si può pensare di fare discariche o inceneritori: è roba vecchia di 20 anni!

Anche la stessa GDO andrebbe riprogettata per non essere solo un luogo dove andare al riempire il carrello, ma un luogo dove pensare le proprie scelte di sostenibilità. Anche nell'edilizia. Terreno fertile per la criminalità, è il luogo dove applicare un progetto ri ciclo di vita dei prodotti.

Finanziare l'innovazione. Una delle possibili soluzioni. L'Italia investe in Risorse&Innovazione rispetto agli altri partner europei pochissimo. Noi non abbiamo solo bisogno di finanziare l'innovazione ma di teste che facciano l'innovazione.

Infine, il tema della sostenibilità economica è necessario. Valutare ad esempio l'impatto finanziario, ambientale, sociale e di governo. Riporta la Rapisarda, perciò l'esempio dello studio richiesto da Sarkozy e condotto da J.Stiglitz e Sen-Jp Fitoussi, Report of the commission on the measurement of economic performance et social progress, che ha capovolto un po' il ruolo dell'economia nella recente crisi vissuta.

Dunque il ruolo del design è un ruolo di rigenerazione del modello di sviluppo economico.

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