In aumento negli oceani le zone morte senza ossigeno

OceanoAppena qualche anno fa riportammo notizia su Ecoblog del fatto che, secondo alcuni rilevanti studi scientifici, l'equilibrio della vita in alcune vaste aree degli oceani fosse seriamente a rischio. A distanza di tempo un recente studio dei ricercatori Ove Hoegh-Guldberg e Mark McCormick dell'Università australiana James Cook of Townsvillepone, pubblicato sulla nota rivista Science, pone nuovamente l'accento sulla questione. Dalla ricerca si evince che nelle acque del pianeta siano in aumento il numero di zone morte, particolare questo non di poco conto considerato che la ovvia conseguenza sarebbe l'estinzione di numerose forme di vita.

Cosa si intende per "zona morta"? A rivelarcelo è lo studio stesso indicandoci che si tratta di aree con livelli talmente bassi di ossigeno da impedire la sopravvivenza di qualsiasi forma di vita. Le cause di questo scempio sarebbero da imputare principalmente ai cambiamenti climatici, alla pesca eccessiva e agli scarichi di sostanze nutrienti che creano fioriture di alghe e di batteri che a loro volta sottraggono ossigeno all'acqua.

Secondo opinione comune fra diversi ricercatori la presenza di zone morte presso le coste è legata all'eccessiva antropizzazione e alla sua attività (scarichi in mare e pesca eccessiva su tutti), mentre i principali fattori che "sterilizzano" gli oceani sarebbero determinati da profonde trasformazioni delle correnti marine.

Intanto lo studio mostra un quadro preoccupante; infatti alle circa 500 aree a rischio che già si conoscevano attraverso studi precedenti, si aggiungono ora tre nuovi punti particolarmente estesi individuati precisamente nel Pacifico (al largo della costa orientale dell'Australia e della Cina), nel Golfo del Messico e nel'Atlantico meridionale al largo della Namibia.

Via | Sciencemag.org; Public.jcu.edu.au
Foto | Flickr

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