La denuncia di Elia Pegollo: "Sulle Alpi Apuane è in atto un economia di rapina"

Elia Pegollo prima di essere un docente in pensione è un naturalista della prima ora nonché fondatore dell'associazione La pietra vivente. Conosce il suo territorio, cioè quello della Alpi Apuane molto bene. Siamo nell'alta Toscana e fino alle province meridionali dell'Emilia Romagna. Insomma, nella terra dei marmi. Ebbene sono proprio queste pietre a interessare le multinazionali. Dimenticate i vecchi cavatori di marmo, oggi l'estrazione avviene secondo criteri industriali in zone fragilissime che mettono a repentaglio tutto il sistema ambientale.

Un idea delle cifre di cui si sta parlando? Scrivono i MeetUp di Carrara e di Massa e Montignoso:

Oggi, con appena 1.000 lavoratori, che dispongono di alta tecnologia, si riescono a carpire alla montagna ogni anno 1.500 tonnellate di marmo per addetto, con un totale annuo di 1.500.000 tonnellate di blocchi. Questa cifra rappresenta unicamente la quantità di marmo estratto in blocchi, che è solo il 20% dell'attività estrattiva, l'altro 80% se ne va in scaglie ad arricchire multinazionali che producono carbonato in polvere. Se sommiamo i quantitativi, ogni anno tra blocchi, scaglie, terre e polveri quasi 10 milioni di tonnellate di materiale sono estorte al cuore di queste montagne.

A rischio sopratutto l'acqua:

Il danno più grave riguarda l'acqua, in quanto le cave spinte sempre più in alta quota, distruggono alla stessa velocità i fragili ambienti culla di numerose sorgenti d'acqua, bene indispensabile per la vita di tutti, ma sempre più a rischio, ed inoltre, come se non bastasse, vogliono smembrare queste montagne con mega progetti di trafori come per esempio il traforo della Tambura che dovrebbe sbucare nel paese di Forno, dove abbiamo la "Più Grande Sorgente d’Acqua della Toscana" che rischia di essere compromessa.

Grazie a Fabiop per la segnalazione.

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