Cassazione: uccidere un animale per necessità non è reato

uccidere un animale per necessità non è reato secondo la corte di cassazione

La giurisprudenza è una materia molto complessa si sa e spesso le sentenze si giocano sul filo delle parole. Appena qualche giorno fa è stata recepita in Gazzetta la nuova legge in materia di maltrattamenti animali e ecco che una sentenza della Corte di Cassazione genera scompiglio anche se riferita alla vecchia legge. La Cassazione, infatti ha annullato una condanna per il reato di uccisione di animale emessa dal Tribunale di Salò con pagamento di un ammenda di 140 euro più danni da stabilirsi in sede civile. Protagonista della vicenda uomo che ha ucciso un pastore tedesco che aveva attaccato il suo cagnolino e temendo che il pastore aggredisse anche la moglie accorsa a salvare il cucciolo.

La Seconda Sezione Penale della Cassazione ha annullato la condanna perché, come riporta la LAV:

secondo i Supremi giudici il ragazzo aveva agito per necessità. Scrive infatti la Cassazione nella sentenza n.43722, che "l'uccisione dell'animale altrui costituisce reato solo ove avvenga senza necessità".

La preoccupazione dell'associazione che tutela gli animali è che questa estensione del principio di legittima difesa serva a giustificare più spesso l'uccisione di un animale ove non necessario.

Commenta infatti la Lav:

Confidiamo che la sentenza, che si limita ad applicare la causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. per cui :Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo" non sia letta mediante un’interpretazione fuorviante (e di comodo), per cui ogni pericolo o anche un eventuale fastidio, anche ipotetico e di minore intensità, possa dare luogo ad una uccisione scriminata.

Infine, sebbene la discriminate sia evidentemente al limite, in quanto l'art. 54 del C.p. prevede l'impunibilità a condizione che: sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo, resta un dato di fatto come rileva la stessa LAV:

Al fine di evitare reazioni eccessive e spropositate fino all'uccisione (così ingiustificata) dell'animale, risulta cruciale, in simili casi, la corretta custodia degli animali e la capacità di fronteggiare un'eventuale pericolo con adeguata conoscenza degli animali e senza presunzioni di sorta.

Via | Lav
Foto | Flickr

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