Condanna a morte per i Colibrì di Trieste

Abbiamo già parlato della situazione sconcertante in cui versa il Centro Colibrì di Trieste, punto di eccellenza per la tutela della biodiversità in Italia. E, nonostante il clamore che sta circondando la vicenda, purtroppo, le notizie che ci arrivano non sono buone facendo piuttosto temere il peggio, malgrado le oltre 12.000 mail di protesta già inviate, in queste ore, al Ministero dell'Ambiente per indurlo a tornare sui suoi passi.

In effetti, se la storia non fosse tragica sembrerebbe piuttosto una fantozziana farsa...Dalla fine del mese di ottobre, infatti, il Centro è chiuso in quanto dichiarato struttura "abusiva" dal Ministro Prestigiacomo... Il cavillo sarebbe da ricercarsi nella mancanza dell'apposita Convenzione che avrebbe dovuto essere siglata nel 2005 ma che, a causa della caduta dell'allora governo Berlusconi, fu rinviata sine die e mai più presa in considerazione dalla forze governative successive. E questo, nonostante le rimostranze del Presidente del Centro, Stefano Rimoli.

Eppure, documenti siglati dai Ministri della Repubblica si sono avvicendati negli ultimi anni e un apposito Decreto Ministeriale ha addirittura riconosciuto il Centro Colibrì di Trieste come importante Istituzione Scientifica. Intanto, però, tra appelli accorati da parte del governo della Colombia, della presidenza della Repubblica dell’Ecuador, delle Università di Bonn, Camerino, Udine, Boyaca, Loja e Guayaquil e una profluvie di personaggi di tutto rispetto come Margherita Hack, il pensiero più penoso è quello della probabile "deportazione" degli 80 Colibrì attualmente presenti nel Centro in un non meglio definito "altrove".

Ma dove, se è vero che mancano, al mondo, analoghe strutture per capacità e successi raggiunti? Stefano Rimoli (del quale, probabilmente, potremo presto avere un'esclusiva intervista) dichiara di accettare anche l'ipotesi di farsi da parte, in qualità di Presidente del Centro, purché si rinunci all'idea di spostare i volatili.

Gli animali non si possono trasferire. Sono uccelli territoriali, adulti e in riproduzione, separarli ora dal loro ambiente vuol dire creare una condizione di immunodepressione e stress letale

ha dichiarato Giacomo Rossi, docente dell’Università di Camerino nonché consulente scientifico del WWF Italia. Insomma: un eventuale allontanamento degli uccelli dalla loro "casa" triestina sarebbe assimilabile a una condanna a morte... Da scongiurare, assolutamente! Per inviare una mail al Ministero dell'Ambiente o per donare pochi euro con il telefonino, cliccare qui.

Foto | Youtube

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