Ecoblog incontra Sue Cischke

Sue Cischke

Durante la nostra visita agli stabilimenti Ford di Dearborne abbiamo incontrato Sue Cischke (Group Vice President, Sustainability, Environment and Safety Engineering, Ford Motor Company). Un'occasione per capire come si stia muovendo la casa automobilistica. Questo post vuole essere un piccolo riassunto del discorso della Cischke, nel quale abbiamo aggiunto alcuni dati emersi grazie alle domande degli altri bloggers.

Per prima cosa c'è da definire cos'è la sostenibilità: unione tra ambiente, economia e sociale (human right e working conditions). Come come già detto da Stewart Brand
, la domanda di energia è in continua crescita. Nel mondo sono 8 le nazioni che controllano le riserve di petrolio e carbone; negli Stati Uniti sul totale del petrolio utilizzato il 33% deriva da estrazioni interne, un altro 33% da Paesi Opec, il restante da Paesi non Opec.

Ovviamente, anche dopo i recenti rincari, le persone vogliono auto con motori più efficienti. La sfida per i produttori di auto sta nel prezzo di vendita, in modo che l'auto ecologica sia disponibile a tutti.

Sue Cischke
Sue Cischke
Sue Cischke
Sue Cischke
Sue Cischke

Per quanto riguarda Ford, uno degli obiettivi è stata la diminuzione del consumo delle risorse. Il consumo di energia è diminuito nelle fabbriche dal 2003 al 2008 del 29% per la costruzione di un veicolo. Allo stesso modo si è cercato di diminuire il consumo di acqua: negli stabilimenti di Cleveland è diminuita del 30% con un risparmio di 1,2 milioni di dollari. Il dato sul risparmio economico è interessante perchè in Ford nessuno si nasconde dietro ad un dito: l'azienda vuole fare profitti (Ethisphere. Good, smart, business, profit. Essere sostenibili ma creare profitto) e questo può passare anche da una riduzione degli sprechi. Che poi l'ambiente ci guadagni, questa potrebbe essere una conseguenza. Sempre a proposito dell'acqua, negli stabilimenti in Messico il consumo è stato ridotto del 35% mentre il 65% dell'acqua utilizzata viene ora riciclata all'interno dell'impianto e per usa agricoli.

Come abbiamo visto anche in altre case automobilistiche, l'innovazione tecnologica è in continua evoluzione. E' da qualche anno che si parla di motori ibridi, sembra una tecnologia nuova, ma ad esempio la Fusion Hybrid è alla propria terza versione.

Le domande dei nostri colleghi blogger americani vertono soprattutto sulle condizioni di lavoro nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Un fatto interessante, perchè si ha quasi l'impressione che soffrano di un senso di colpa collettivo. Senso di colpa che però invade poco il tema ambientale, almeno per come lo intendiamo noi in Europa.

Ecco allora che Sue Cischke precisa le proprie linee guida scelte in maniera volontaria per evitare lo sfruttamento del lavoro, specificando che Ford collabora con le Nazioni Unite. Nello stesso tempo ammette che la complessità di parti di un'automobile rende difficile conoscere la provenienza di ogni singolo componente installato. Allo stesso modo, pensando all'auto elettrica è necessario valutare la condizione di chi lavora all'estrazione del litio: la Cischke ammette che il problema è complesso.

Viene affrontato dai blogger il problema della motorizzazione di paesi come la Cina: c'è un dilemma irrisolvibile tra possibilità di avere un'automobile e la realtà dei fatti che le risorse non bastano per tutti. Forse la soluzione potrebbe essere, per tutti, nuovi modelli che non comprendano semplicemente l'acquisto ma il noleggio. Chiaramente, aggiungiamo noi, utilizzare di più la bicicletta potrebbe essere una buona idea...

Veniamo infine ad uno dei punti più controversi, almeno qui. Uno dei dati che ci ha sorpreso è che negli Stati Uniti sembra essere più difficile che l'auto elettrica prenda piede. Anche se, maliziosamente, aggiungiamo che se la benzina raggiungesse i 4 dollari al barile gallone le cose potrebbero cambiare. In ogni caso, dobbiamo ammetterlo, gli spazi sono più ampi e le distanze da coprire maggiori: l'autonomia qui conta ancora di più che da noi. Forse, come dice Sue Cischke, in Paesi come la Danimarca le chance di successo potrebbero essere maggiori.

Quello che ci rimane da tutta la discussione fatta, è che effettivamente ci si stia muovendo verso una riduzione dei consumi, che di per sé è un bene, a prescindere dalle motivazioni ecologiste, di marketing o puramente di risparmio economico. Considerando inoltre le dimensioni di stabilimenti come quello che abbiamo visto, e del lavoro che stanno facendo anche gli altri produttori in questo senso, c'è solo da sperare pragmaticamente che si possa fare sempre di meglio.

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