La nuova legge sulle etichette: tutto fumo e niente arrosto?

La nuova legge sulle etichette: tutto fumo e niente arrosto?

Pochi giorni fa la XII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha dato il via alla nuova legge sull'etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. Richiesta da anni, se non decenni, sia dai consumatori che da alcune associazioni di produttori agricoli come Coldiretti, la nuova legge è stata presentata come la panacea di tutti i mali. Sofisticazione e contaminazioni alimentari in primis.

Le uova e i polli alla diossina tedeschi sono notizia ancora freschissima, niente di strano che l'etichetta obbligatoria sia la benvenuta. Ma cosa prevede, esattamente la legge? E, soprattutto, è realmente già attiva? Andiamo con ordine, e rispondiamo alla prima domanda con l'aiuto dell'Aduc, che ha fatto un'ottima sintesi delle novità:

Per i prodotti non trasformati e' previsto l'obbligo di indicare il Paese di produzione e l'eventuale presenza di ogm. Per i prodotti trasformati: luogo di coltivazione/allevamento della materia prima prevalente, luogo in cui e' avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale, origine del cosiddetto ingrediente caratterizzante, la presenza di ogm in qualunque fase della lavorazione



Mica male, visto che l'obbligo di indicare la provenienza del prodotto fino a ieri era previsto solo per la carne di pollo e quella bovina, frutta e verdura fresca, uova, miele, passata di pomodoro, latte fresco, pesce e olio extravergine d’oliva. Restavano fuori, quindi, parecchi prodotti "delicatissimi" come la carne di maiale e tutti i trasformati. Impossibile, prima della nuova legge, sapere dove era stata coltivata la carota del minestrone e dove la patata.

Tutto bene, quindi? Non proprio. Innanzitutto perché, a differenza di quanto si dica in giro, la nuova legge non è affatto già attiva: è lo stesso testo, infatti, a dare delega al governo di emanare decreti attuativi della legge per ogni singolo prodotto. In perfetto stile italiano, quindi, avremo il decreto per il maiale, quello per il coniglio, quello per il minestrone...

Per quale motivo questa splendida "semplificazione"? Semplice: per trattare in Europa. L'Ue, infatti, da anni fa resistenza contro ogni obbligo di indicare l'origine dei prodotti alimentari nell'etichetta e, certamente, farà nuovamente battaglia anche in questo caso.

Lo ha gia fatto: nel 2004. E vinse l'Europa, tanto che oggi siamo qui a parlare di una nuova legge. Nuova perché c'è il trucchetto dei singoli decreti attuativi, che permetteranno di trattare con gli amici/nemici europei su ogni singolo prodotto. E' assai probabile, quindi, che alcuni dei decreti attuativi arrivino molto, molto in ritardo. E che alcuni non arrivino mai.

Via | Aduc
Foto | Flickr

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