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Per l’Associazione Bancaria Italiana le rinnovabili sono a rischio “bolla speculativa”

Troppi soldi pubblici a trainare le fonti rinnovabili e le banche iniziano ad aver paura: Giuseppe Mussari, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (la famosa sigla “Abi” di ogni conto corrente) parla apertamente di rischio “bolla speculativa”:

Il settore delle energie rinnovabili e’ a rischio di ‘bolla speculativa’ poiche’ e’ sostanzialmente basato sulle sovvenzioni pubbliche che potrebbero venire meno. I conti economici di queste imprese senza le provvidenze statali non reggerebbero. Avere investito nell’installazione del pannello o del mulino a vento ha determinato la creazione di un sistema economico garantito da soldi pubblici e quindi il rischio di una potenziale bolla speculativa pronta a esplodere

Nulla di nuovo, in realtà, se non fosse che a dirlo sono le banche che, fino a ieri, con le rinnovabili facevano grandi affari. Magari non con i grandi parchi fotovoltaici a terra o con i parchi eolici di grandi dimensioni, che di solito sono finanziati dai fondi di investimento stranieri, ma di certo con gli impianti di medie dimensioni, come i tetti fotovoltaici dei capannoni industriali.

Sono ben pochi gli imprenditori italiani, infatti, che si sono buttati su un cospicuo investimento nelle rinnovabili senza avere le spalle coperte da una banca. E, infatti, lo stesso Mussari ammette:

le banche in Italia hanno fatto molto per le rinnovabili, spesso hanno fatto troppo. I finanziamenti alle rinnovabili non solo non sono mancati, ma mi auguro che non arrivi il momento di una rivalutazione critica di questi finanziamenti

Eppure, adesso, il massimo organo di rappresentanza del mondo bancario lancia l’allarme. Come mai? Ha di colpo scoperto che il settore è finanziato dal pubblico?

O, più probabilmente, manda un segnale. Brutto: già in Francia si sono viste le prime avvisaglie con il temporaneo congelamento dei sussidi pubblici alle rinnovabili. Che sia la volta dell’Italia e le banche già lo sanno? Certo è che l’euforia, e una buona dose di cattiva politica, ha contribuito a creare i prerequisiti di questa eventuale bolla.

Logica vorrebbe che quanto il “Sistema Paese”, come piace tanto dire agli economisti, ha speso in questi anni (e si è già impegnato a spendere per i prossimi) in incentivi statali alle rinnovabili venga almeno in parte recuperato da un consistente risparmio in altri settori. Innanzitutto il risparmio energetico e l’efficienza energetica. Lo ammette la stessa Abi quando afferma che la bolla potrebbe scoppiare perché

potrebbe venir meno il finanziamento pubblico o qualcuno potrebbe tirare fuori il pannello piu’ efficiente e quello esistente diverrebbe obsoleto

Due settori (risparmio ed efficienza) che però, nonostante siano notoriamente portatori di reddito, oltre che di risparmio, non sono stati adeguatamente appoggiati dalla normativa italiana. Come dimenticare, ad esempio, il balletto delle detrazioni del 55%? E quindi Mussari offre il suo suggerimento:

Se dovessi scegliere io metterei piu’ soldi sulla ricerca per il pannello efficiente e piu’ soldi sul risparmio energetico

L’Italia, però, non ha la minima intenzione di dotarsi di un piano energetico nazionale serio che coniughi il diritto all’energia con quello all’ambiente in un quadro sostenibile anche delle scassatissime casse statali.

Via | Economia Oggi
Foto | Flickr

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