GSE: una stangata rinnovabili? Gli ambientalisti denunciano il papocchio delle fonti assimilate

Uno dei grafici del GSE

Qualche giorno fa il GSE ha pubblicato la Relazione sul mercato delle rinnovabili. Ebbene il documento dopo 56 pagine di analisi e conti mette sull'avviso a proposito del costo degli incentivi, specie al fotovoltaico. In sostanza, spiega il GSE che andrebbe rivisto il sistema di incentivazione, tra i più remunerativi al mondo perché questo farà lievitare inesorabilmente i costi della bolletta elettrica degli italiani.

Scrive, infatti, il GSE:

Rischiano dunque di emergere, nel medio termine, evidenti problemi di sostenibilità economica degli attuali meccanismi di incentivazione posti a carico dei consumatori; ciò suggerisce una necessaria rivisitazione del complesso degli stessi meccanismi. Al fine di attenuare l’impatto che tali costi determinano sulle bollette di famiglie e imprese e rendere le incentivazioni maggiormente efficienti, appare opportuno intervenire urgentemente.

Ecco dunque arrivare un comunicato congiunto di Greenpeace, Legambiente e WWF che precisa che nei conti del GSE si includono nelle spese anche le fonti assimilate A3, ossia gli inceneritori, e scrivono:

Una campagna miope e strumentale per almeno due motivi: 1) L'impatto macroeconomico e occupazionale dello sviluppo delle rinnovabili è rilevante e fa sì i maggiori costi abbiano effetti netti positivi, oltre che sull'ambiente, anche sull'economia (da 23 a 27 miliardi di euro al 2020 secondo lo studio IREX 2010); 2) Tutto il mondo sta investendo sulle rinnovabili, mentre gli investimenti sulle altre tecnologie sono in caduta libera.


Sospettano, le tre associazioni, che si tratti di una manovra per favorire anche economicamente l'ingresso del nucleare:

Inoltre, perché l’Autorità non diffonde i dati su quanto ha pagato sinora il contribuente italiano per il nucleare? I costi del passato gravano ancora sulla nostra bolletta, ma questo non scandalizza l’Authority, e a quanto ci risulta ammontano a circa 400 milioni di euro l’anno. Gli ambientalisti notano infine che i nuclearisti, ancora una volta, non riescono a usare il linguaggio della verità: affermano di non voler essere in competizione con le rinnovabili, e poi attaccano proprio gli incentivi alle rinnovabili. Forse per coprire l’enorme danno economico, oltre che di perdita di tempo, che il nucleare rappresenterebbe per l’Italia.

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