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Le pellicce ammazzano anche l’ambiente. Presentato a Milano “The environmental impact of the fur production”

La pelliccia non è solo crudele (basti pensare che per produrre un solo kg di prodotto finito occorrono almeno 11,4 esemplari di visone), ma è anche latrice di un’impronta ecologica decisamente poco trascurabile.

E’ quanto emerge da uno studio – The environmental impact of the mink fur production – presentato nei giorni scorsi dalla Lav, in occasione della celebrazione della settimana della moda a Milano e che ha davvero poco a che fare con il senso della bellezza tanto decantata durante le sfilate.

I risultati, raggiunti con rigore scientifico da Ce Delft, sono stati messi a confronto con quelli relativi ad altri materiali largamente utilizzati nel settore tessile (cotone,acrilico, poliestare, lana) e non danno adito a dubbi: la pelliccia è il peggiore tra i prodotti utilizzati nell’abbigliamento. Lo studio ha analizzato, punto per punto, l’intera filiera delle pellicce, che, com’è tristemente noto, non ha nulla da invidiare alla sceneggiatura di un riuscitissimo film horror.

Così, si è seguita la fase relativa all’alimentazione degli animali (composizione e stoccaggio), a quella della loro crescita e del rendimento in pelliccia; al trattamento del letame (emissioni ed uso); alla macellazione e al trattamento delle carcasse; alla preparazione della pelle e, infine al trasporto per vendita all’asta. Nulla è stato omesso o trascurato in modo da calcolare esattamente i 18 principali effetti ambientali afferenti la produzione delle pellicce (tra cui: cambiamento climatico, impoverimento dello strato di ozono, formazione di particolato, tossicità per l’uomo, eco-tossicità, acidificazione, eutrofizzazione del suolo e dell’acqua, consumo di acqua e occupazione del suolo..).

Più in dettaglio, la messa a punto di un kg di pelliccia è risultata molto più impattante (con valori compresi, a seconda dei casi, tra le 2 e le 28 volte) su 17 casi su 18. Unica eccezione: il consumo d’acqua, maggiore per la produzione del cotone.
Così commenta Simone Pavesi, responsabile nazionale Lav settore pellicce:

I risultati di questo studio forniscono un ulteriore documentato motivo a supporto della necessità di un’assunzione di responsabilità sociale alla quale le imprese più lungimiranti che operano nel settore della moda non possono sottrarsi, e che porti a una progressiva ma rapida dismissione dell’uso delle pellicce animali; così come è doveroso che ogni cittadino-consumatore segua, nelle decisioni d’acquisto, un comportamento responsabile per il rispetto degli animali, dell’ambiente e di se stessi: la pelliccia animale è un prodotto da bandire non solo sul piano etico perché condanna a morte milioni di animali, ma anche per il bene dell’ambiente.

Via | Lav
Foto | Flickr

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