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Energie rinnovabili

Franco Battaglia: “Nucleare? Si, pefavore”. E le scorie le vorrebbe vicino casa sua

Franco Battaglia, noto ambientalista alla stregua di Chicco Testa, non ha dubbi: vivrebbe accanto a un deposito di scorie nucleari. Io, intanto, se davvero ci vuole dimostrare che non c’è da avere paura, lo inviterei a trasferirsi a Saluggia dove appunto Sogin è stata autorizzata dal Ministero dell’Ambiente a costruirne uno.

Poi, se si tratta dell’ennesima provocazione per ri-pubblicizzare il suo libro Energia Nucleare? Si, perfavore (Hoepli, pagg.190 euro 15,00) allora forse è un altro discorso.

Intanto la Gazzetta di Modena ha raccolto le sue perle ambientaliste (tra cui l’elettrosmog non esiste; i cibi Ogm sono più sani di quelli biologici, ecc. ecc.) in merito anche alle energie rinnovabili:

Il contributo delle rinnovabili alla sola produzione elettrica mondiale è passato dal 22% nel 1980 al 18% oggi, a dispetto nei faraonici sforzi economici compiuti nel mondo in installazioni eoliche e fotovoltaiche. La ragione è semplicemente tecnica: noi usiamo l’energia con una modalità molto particolare: essa deve essere disponibile nel momento stesso in cui serve, dove serve e con la potenza che serve, né di più né di meno. Se si aggiunge che, a parità di energia annua erogata, un impianto eolico costa il doppio di uno nucleare e uno Fv costa 20 volte quello nucleare.


Secondo Battaglia neanche l’incidente di Chernobyl può rappresentare un reale deterrente all’installazione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese, tant’è che lo liquida così:

La lezione di Chernobyl è che il nucleare è la tecnologia di produzione elettrica più sicura che c’è. Quell’evento (che non fu un incidente, ma la conseguenza di un esperimento che, vietato da tutte le norme di sicurezza, fu lo steso eseguito perché ordinato dai funzionari di un criminale regime comunista) causò la morte di sole 3 persone che lavoravano alla centrale al momento dell’esplosione. Il regime comunista, inviò soccorritori a spegnere gli incendi senza dotarli di alcuna protezione dalla fuoriuscita di radiazione: in sostanza inviò lavoratori al suicidio, e nei successivi 3 mesi ne morirono, senza che ce ne fosse alcun bisogno, altri 28. A parte questi 31 casi tra lavoratori alla centrale e soccorritori, la popolazione civile non ebbe alcun caso fatale e alcuna conseguenza sanitaria di nessun tipo. Senza timore di essere smentito, il numero di morti tra la popolazione civile per l’evento di Chernobyl è stato, in 25 anni, pari a zero. Ripeto: zero. Corre l’obbligo di ricordare che il disastro del Vajont fece 2000 morti in una notte.

E vi completo il quadro con le belle parole che riserva alla eventuale presenza di un deposito di scorie nucleari vicino casa sua:

Ottima idea: vuol dire che avrei vicino casa un polo di alta tecnologia e avrei anche la sicurezza di essere uno dei cittadini meglio radioprotetti del Paese.

A me queste dichiarazioni non fanno rabbia e neanche mi fanno sorridere, ma le trovo utili, perché sono il forte bastione su cui poggia l’anti-nuclearismo degli italiani. La verità su quel terribile incidente è sotto gli occhi di tutti: le radiazioni ancora oggi producono morti per cancro. So già che molti di voi scriveranno nei loro commenti che non è così, che non ci sono studi scientifici e allegheranno link, presunte prove scientifiche, insomma tutto il malloppone di prove da scettici che si riveleranno, per fortuna, totalmente inutili. Più sarà negata questa semplice verità; ossia che le radiazioni nucleari sono pericolose, più la gente si ostinerà a non volere centrali nucleari sul proprio territorio. Inoltre, più i nuclearisti si vorranno far passare per espertoni, intelligentoni sottutto io, più saranno destinati a perdere la partita. Gli italiani per ora, sono solo in letargo, ma non sono stupidi.

Via | Gazzetta di Modena
Foto | Gazzetta di Reggio

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