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Acqua

Per l’Europa urge calcolare l’impronta idrica

Conoscere l’impronta idrica dell’Europa attraverso uno standard comune. Ecco l’obiettivo di uno strumento come Waterfootprint e degli standard messi a punto da Ruth Mathews direttore esecutivo del Wfn che lancia un appello agli Stati per convincerli a usarlo con il fine di razionalizzare i consumi di acqua.

Ma cos’è l’impronta idrica? E’ il calcolo del consumo dell’acqua di ogni individuo, comunità, impresa o Stato. Si consuma acqua, però, non solo per le comuni attività ma anche per produrre merci. Dunque si consuma acqua per produrre un jeans, una maglia, una borsa, ma anche una moto o un computer. Più cose e beni usiamo più acqua consumiamo.

L’acqua è dappertutto e non è solo un modo di dire. Ogni cosa che ci circonda per essere prodotta richiede acqua. Sapete quanta acqua richiede l’intero ciclo produttivo di un caffè nel bar preferito?140 litri di acqua; per un litro di latte occorrono, per l’intero processo, 1000 litri d’acqua; per ottenere un chilo di riso sono necessari 3000 litri d’acqua mentre per un chilo di carne bovina se ne usano 16mila litri; 6800 litri per un jeans e 1500 litri per una T-shirt. Così si calcola che l’impronta idrica della Cina sia di 700 metri cubi procapite l’anno; degli Usa è di 2500 metri cubi procapite l’anno.

Questo strumento, dunque, si sta rivelando prezioso per le aziende che intendono ottimizzare l’uso dell’acqua. Addirittura viene usato dalle banche che valutano i rischi legati all’acqua prima di effettuare investimenti. Insomma l’uso razionale dell’acqua sta diventando una necessaria discriminante anche nel business. Secondo la Mathews, le aziende stanno mostrando un crescente interesse verso la metodologia, che può aiutarli a conoscere sia il loro consumo d’acqua rispetto alla linea di produzione sia lungo la catena di approvvigionamento. Essi possono quindi identificare le aree delle inefficienze e affrontarle.

Osserva la Mathews che per necessità le imprese si sono mostrate molto rapide e ricettive, al contrario dei Governi che non hanno, evidentemente, messo bene a fuoco il problema. Un primo progetto pilota riguarda la Spagna che ha effettuato una valutazione della sua impronta idrica sui bacini idrografici. E da questa esperienza si è arrivati al nuovo standard.

Via |Euractiv

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