Robin Tax: piangono i produttori di energie rinnovabili

robin hood tax Zacchete: anche sui produttori di energie rinnovabili (per impianti di grosse dimensioni e con fatturato superiore ai 10milioni di euro) si abbatte la scure della Robin Hood Tax ossia l'imposta Ires sul reddito d'impresa applicata alle imprese del settore energetico. La manovra economica di Ferragosto non perdona e il prelievo passa dal 6,5% al 10,5% nei prossimi tre anni (Fulvio Conti ad di Enel piange lacrime amare a Cernobbio).

Spiega a La Nazione Averaldo Farri, consigliere delegato di Power-One azienda impegnata nella produzione di inverter fotovoltaici:

In 18 mesi, le condizioni di legge sulle energie rinnovabili sono state cambiate sei volte: a marzo 2010 avevamo il II conto energia, a maggio 2011 è stato varato il decreto salva Alcoa che ha esteso le condizioni del II conte energia al giugno 2011, ad agosto 2010 è stato varato il III conto energia che avrebbe dovuto entrare in vigore a luglio 2011, a marzo 2011 è intervenuto il decreto ammazza rinnovabili, a maggio 2011 è stato varato il IV conto energia che entrava in vigore a luglio 2011, con però un'estensione del III conto energia fino a fine agosto 2011 per coloro i quali avevano cominciato gli impianti in gennaio e febbraio 2011, ad agosto 2011 si introduce la Robin Tax su un sistema incentivante che a maggio era già stato tagliato del 30%.

A piangere anche i Signori del vento, ossia le imprese che producono energia con impianti eolici. Per loro sembra che la manovra sia più pesante. In base a quanto dichiara l'ANEV:

Mentre il mondo intero riconosce nell’eolico un settore strategico per crescita e sviluppo, in Italia l’ennesimo taglio del 10% previsto con la Robin Tax è sintomo dello scarso interesse da parte del Governo per un comparto che potrebbe rilanciare l’economia nazionale con importanti benefici in termini di occupazione (il potenziale occupazionale previsto al 2020 è di 67.010 addetti nel settore) e ricchezza e che permetterebbe all’Italia di raggiungere nel modo più economico possibile gli obiettivi energetici comunitari posti al 2020.

Infine nel provvedimento sono state incluse anche le società che detengono le reti di trasmissione come Terna o Snam.

Foto | Flickr

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