Nube di Chernobyl, i francesi rinunciano al processo per la verità

la cartina della sicurezza sulla nube di chernobyl allontanata dalla frontiere francesi

Ieri la Corte d'appello di Parigi ha accolto la richiesta del non luogo a procedere nei confronti di Pierre Pellerin, ex capo del SCPRI il Servizio di protezione dalle radiazioni in Francia e unico imputato al processo per i danni causati dal passaggio della nube radioattiva di Chernobyl. L'accusa nei confronti di Pellerin era di aver fornito informazioni rassicuranti che non combaciavano con la gravità della situazione. Furono diffusi in Francia comunicati stampa con allegate cartine geografiche che mostravano come i venti portati dall'anticiclone avessero tenuto lontano la nube dai confini francesi. Ovviamente le cose non andarono così e la Francia subì la contaminazione proprio come la Grecia, la Svezia, la Finlandia e l'Italia. Solo che ai francesi non fu detto tempestivamente e non ebbero modo di proteggersi continuando a consumare cibi contaminati.

La richiesta di un processo fu avanzata nel 2001 dopo che diverse associazioni di cittadini, su tutti l'AFMT Association Française des Malades de la Thyroïde con molti iscritti in Corsica, la regione che più di tutte subì il devastante passaggio della nube, misero assieme i dati epidemiologici per dimostrare la correlazione tra aumento delle malattie della tiroide e passaggio della nube. Ma evidentemente non è servito, anche se l'associazione però, con i corsi in testa, annuncia che ricorrerà in Appello e alla Corte europea dei Diritti dell'uomo.

Ma facciamo un passo indietro per ricostruire la storia. I fatti, naturalmente, risalgono a 25 anni fa quando all'indomani dell'incidente nucleare del 26 aprile 1986 da Chernobyl giunse su tutta Europa la nube densa di ceneri radioattive. La gravità della situazione, però, agli inizi, in Francia o fu messa coscientemente a tacere o tutto fu sottovalutato incoscientemente: ma non essendo stato ammesso il processo non si potrà stabilire la verità. Di fatto c'è la cronaca raccontata puntualmente dai media dell'epoca. Il presidente era Jacques Chirac, Alain Carignon era ministro all'Ambiente e Pierre Pellerin, era a capo del Service central de protection contre les rayonnements ionisants. Ebbene, in quelle circostanze furono fornite ai francesi cifre della contaminazione che non corrispondevano alla gravità reale, che sarebbe poi emersa in seguito.

Carignon dichiarò l'11 maggio 1986 ai francesi su Antenne 2, riportando scrupolosamente le cifre che gli aveva fornito Pellerin che:

in Francia il livello di radiazioni più elevate sono al di sotto dei livelli di pericolo, largamente al di sotto: 5, 10, 100 volte in meno.

Qualche giorno dopo, il 13 maggio, Carignon (oggi impegnato nella campagna elettorale del 2012 per Sarkozy) dichiara a Le Figaro che l'URSS è reticente in merito alla gravità dell'incidente a Chernobyl. Vacilla dunque quella sicurezza che fino a quel momento era stata mostrata. Da li in poi crolla il castello di certezze effimere.

Commenta Corinne Lepage eurodeputata francese (di cui ieri vi riportavo la testimonianza del suo viaggio a Fukushima) su LePlus:

Questo non luogo a procedere è la dimostrazione della forza delle lobby del nucleare in Francia e nel Mondo. Sono stata a Kiev lo scorso aprile (per i 25 anni dalla catastrofe di Chernobyl Ndr) e ho potuto constatare che non c'è stata alcuna condivisione delle conseguenze della catastrofe tra i Paesi. Anche Kofi Annan, allora segretario generale dell'Onu, dichiarò nel 2002 che Chernobyl aveva fatto 7 milioni di vittime. Le lobby si sono organizzate affinché non vi siano dati epidemiologici. Torno dal Giappone e sfortunatamente credo che si trami il medesimo scenario. Il procuratore generale che ha avanzato la richiesta di non luogo a procedere non è che la volontà del ministero della Giustizia e dunque per dirla tutta del Governo.

Via | Le Nouvelobs, Alta-frequenza, Ouest-France, Le Monde, l'Expresse
Foto | Nouvelobs

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