Moda critica e sostenibile alla settimana della moda a Milano

so critical so fashion alla settimana della moda a Milano

Ma chi l'ha detto che le fashion victim non possono essere anche ecologiste e dunque indossare capi sostenibili? A Milano, durante la classica Settimana della moda (21-27 settembre) si terrà l'evento collaterale so critical so fashion organizzato ai Frigoriferi milanesi, per una tre giorni (dal 23 al 25 settembre) aperta a tutti e dedicata proprio alla moda critica. Ossia una filiera che rispetta ambiente e diritti dei lavoratori.

Ecco le immagini delle collezioni.

Step Family Business P/E 2012
Step Family Business P/E 2012 Step Family Business P/E 2012 Step Family Business P/E 2012 Step Family Business P/E 2012 Step Family Business P/E 2012 Step Family Business P/E 2012

Na'at collezione Autunno/Inverno 2011-12
Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12 Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12 Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12 Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12 Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12 Na\'at collezione Autunno/Inverno 2011-12

La settimana della moda critica nasce in casa Terre di Mezzo e vuole sottolineare come di fatto esista e di come potrebbe divenire la punta di diamante della Green economy. Dunque, abbandonate l'immagine di fanciulle fricchettone con gonnellone indiane e infradito e di giovanotti hippie con barba e capelli indistinguibili tra di loro, casacche indiane e jeans anonimi e concentratevi sull'essenza del bello. Apprezziamo tutti i tessuti morbidi, dai colori delicati, che avvolgono e vestono bene, giusto? Ebbene la moda critica è questo perché i tessuti provengono da materie prime coltivate biologicamente; i colorio usati per tingerli sono di origine naturale. La varietà dei tessuti biologici è interessante: al classico cotone si aggiunge il bambù ma anche seta ottenuta nel rispetto dei bachi, ossia non ammazzandoli ma attendendo il naturale sviluppo e abbandono del bozzolo.

Durante i tre giorni la possibilità di acquistare i capi direttamente dagli espositori (qui la pagina in continuo aggiornamento) e una serie di iniziative che rendono gustoso l'intero programma: si va dalla presentazione dei libri Belle senza paura di Dawn Mellowship (Terre di Mezzo ed. euro 14) che insegna a evitare i cosmetici cattivi, al saggio Il sistema Moda (ed. Egea euro 19,50) fino al confronto dibattito Modacontromoda dove ragioneranno insieme sul mondo della moda designer, giornalisti, buyer e fashion consulting. Uno degli spazi più interessanti assieme ai workshop di taglio e cucito o alle maglie ai ferri e uncinetto è dedicato all'openwear con Serpica Naro, meta brand e anagramma di San Precario. In sostanza anche la moda è un progetto open source e i cartamodelli degli stilisti sono condivisibili per cui i capi si possono produrre e vendere autonomamente. Dire che sono interessanti le soluzioni creative di diverso uso del medesimo capo è davvero sminuire il progetto. Per cui vi invito a vedere i video delle strabilianti soluzioni.

Infine, dove acquistare i capi etici? Diciamo che molte delle boutique sono dislocate nel Centro Nord e noi del Sud siamo un po' tagliati fuori. In ogni caso mi è sembrato un buon punto di riferimento la Boutique Green à porter a Bologna, mentre tra le firme che più mi hanno colpita per il loro glam ci sono Na'at e Camilla Bresci di Step family business che produce una moda a Km0 con sole stoffe prodotte nel distretto tessile di Prato.

Via | Comunicato stampa
Foto | Step family business, Na'at

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