C'era una volta Fukushima. Informazione e politica tra finzione e realtà

Andrea Coccia ci invia il primo pezzo live dal Festival di Internazionale in corso a Ferrara. Per la tavola rotonda "C’era una volta Fukushima. Tutto quello che dovreste sapere sulla catastrofe in Giappone", erano sul palco Giorgia Monti (Campagna mare Greenpeace Italia) e Ike Teuling (campagna nucleare Greenpeace internazionale), moderati da Junko Terao.

Esiste una legge non scritta, ma ben visibile tra le linee dei quotidiani e, più in generale, dei media di comunicazione, che determina il fatto che una notizia resti tale per un determinato lasso di tempo prima di decadere e di sciogliersi nell'oblio. Qualcuno parla, a proposito di questa legge - o di questa prassi - di legge delle 24 ore, qualcuno azzarda a definirla come "settimanale", qualcuno parla di un mesetto. In realtà il fattore tempo non dovrebbe influenzare di molto l'orientamento del nostro giudizio.

Il trattamento mediatico della catastrofe nucleare del 11 marzo a Fukushima, come si poteva prevedere, non ha negato questa legge. Un punto di vista interessante ce lo forniscono i nuovi e potenti mezzi di internet. In particolare basta una veloce ricerca della parola chiave "Fukushima" sul motore di ricerca di rassegna.camera.it per quantificare in un colpo d'occhio la velocità di decadimento di una delle notizie più importanti dell'intero 2011.

Il paradosso emerge istantaneo, basta dare un'occhiata ai numeri: 100 articoli a marzo che diventano un terzo già ad aprile. Una quindicina a maggio, altrettanti a giugno, poi altrettanti tra luglio e agosto (ma si sa, le vacanze) per finire con i 7 articoli di settembre. Secondo il parere dei quotidiani italiani la catastrofe è stata degna di nota per circa due mesi, poi è diventata polvere, praticamente da nascondere sotto il tappeto.

Se si guardano altri numeri, però, ci si rende conto che la catastrofe non ha avuto un andamento logaritmico tendente a zero ma che, anzi, è quasi vero il contrario. Secondo i dati di Greenpeace, infatti, il pericolo radiazioni nell'area adiacente la centrale del terrore non è affatto diminuito, il rischio per la popolazione è tutt'ora elevatissimo e le analisi sui biocampioni continuano a dare risultati allarmanti.

Eppure le notizie che arrivano in questi giorni dal Giappone parlano di una emergenza praticamente rientrata, o meglio, di una comunicazione governativa agli abitanti della "zona rossa" (un territorio di 30 km intorno alla centrale, sia in terra che in mare) consistente in una specie di "tutti a casa". Il pericolo si è ridotto, le quantità rilevate di radioattività sono scese sotto il livello di allarme.

Se fosse vero sarebbe una notizia incredibile: materiali radioattivi dalla decadenza decennale o secolare scomparsi o diluiti in pochi mesi, altro che neutrini che corrono più veloci della luce. E difatti che i valori siano scesi sotto il livello di guardia non è vero, o meglio, matematicamente lo sarà anche, ma semplicemente perché hanno riveduto al ribasso il "livello di allarme". Così è facile, non c'è dubbio.

Non illudiamoci dunque, come tutte le catastrofi naturali anche questa di Fukushima non avrà una scadenza a mesi, si parla di decine di anni, se non di qualche secolo magari. Nel frattempo però non basta lamentarsi del trattamento mediatico delle informazioni, e neppure dell'irresponsabilità dei governi nei confronti della popolazione. In questo momento è importante riflettere e cercare di invertire la rotta, e in qualche modo ci stiamo anche riuscendo se si osservano i ripensamenti energetici di molti stati, Italia compresa.

La lotta sarà dura, ad oggi sembrerebbe impossibile, ma non dobbiamo credere che sia così. Questo è in massima sintesi il messaggio che Greenpeace - materializzatasi a Ferrara sotto le sembianze di un angelo di nome Ike Teuling, giovane attivista olandese - ha consegnato al pubblico ferrarese, nutrito e interessato a dispetto di tutto.

Bisogna essere realisti, è per questo che voglio l'impossibile. Una frase celebre che non bisogna dimenticare. Soprattutto se si ha di fronte una prospettiva come quella che abbiamo di fronte noi: o la terra, o la morte, per citare per la seconda volta in due righe Ernesto Guevara. Per farlo basta non dimenticarsi la faccia del nemico che abbiamo di fronte.

L'energia è potere. Cambiare il sistema energetico significa intaccare il sistema di potere vigente. Non c'è bisogno di aggiungere nulla per capire quanto sia complesso scalfire la struttura che ci sta stritolando. Eppure è una battaglia che prima o poi dovremo affrontare, una battaglia da inserire nel quadro più largo di una guerra che non possiamo più permetterci di rinviare. Il tempo che sprechiamo ci invecchia e ci indebolisce, ma i problemi non invecchieranno insieme a noi. Ad un certo punto, semplicemente, ci saranno fatali.

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