Riforma agricola PAC 2014-2020: poco green e penalizza l'Italia

presentata la nuova pac

Sono state presentate ieri le proposte per la nuova PAC 2014-2020 dal commissario europeo il rumeno Dacian Ciolos (nella foto), ossia la ristrutturazione della Politica agricola europea con un bilancio previsto di 435,5 miliardi di euro per 6 anni. L'Italia checché si vanti di essere un paese industrializzato è sostanzialmente un paese a vocazione agricola. Purtroppo dimentichiamo troppo spesso questa nostra peculiarità. La stessa perdita di memoria ha riguardato gli europei che hanno provveduto, con una serie di tagli a metterci all'angolo. Il Made in Italy anche nell'agroalimentare è un marchio che troppo pesta i piedi all'intera filiera agricola europea. Ma siamo ancora nella fase di proposizione e dunque ora dipenderà dal nostro Governo affilare le armi politiche per riequilibrare le riforme. Si badi che l'Unione europea muove attraverso la PAC 59 miliardi di euro all’anno, ossia il 40% del bilancio europeo.

Il punto è che la torta ora dovrà essere divisa tra più paesi come Romania, Slovenia e Ungheria. L'Europa, dunque, ha preferito attraverso la ridistribuzione dei fondi rafforzare le grandi multinazionali tedesche e francesi della produzione agricola.

Commenta così Giuseppe Politi presidente Cia- Confederazione italiana agricoltori:

E’ una proposta di budget che va assolutamente ridiscussa e rivista. L’agricoltura del nostro Paese pagherebbe un dazio insostenibile, con un taglio complessivo degli interventi di circa il 25 per cento. Infatti, il criterio di redistribuzione delle risorse ipotizzato è unicamente quello della superficie, che non riconosce il valore e la ricchezza dell’agricoltura italiana. Una vera assurdità che porrebbe seri problemi per gli agricoltori, costretti a operare in un quadro sempre più angusto e senza i sostegni necessari per stare su un mercato che si presenta difficile e carico di molte insidie.

Rispetto al rendere l'agricoltura più verde obbligando gli agricoltori a un migliore uso delle risorse e a contribuire all'abbassamento delle emissioni di CO2 (non vi sembri strano: ma l'agricoltura inquina, eccome!) Antonio Ferrante Presidente Aiab così commenta:

Per quanto riguarda le misure di greening dell'agricoltura, in linea di principio siamo sulla strada di una PAC più verde. Importante il ruolo riconosciuto ai piccoli produttori nell'agricoltura europea, un riconoscimento che determina un cambiamento culturale storico, ma che purtroppo si traduce in misure inutili e insufficienti. Proposte interessanti arrivano sui Piani di Sviluppo Rurali, tuttavia le Regioni dovranno dimostrare la loro capacità di utilizzare al meglio le risorse messe a disposizione dall'UE.

L'insieme perciò non convince, non piace e risulta pure poco coraggiosi, rispetto alla concorrenza che arriva dai mercati esteri. Inutile aggiungere probabilmente che il testo non ha convinto neanche Confagricoltura che notoriamente è conservatrice che però trova, appunto, che le misure di greening siano un po' troppo pesanti per gli agricoltori e si legge nel cs:

Tra l’altro il prezzo che si vorrebbe far pagare all’agricoltura con queste nuove regole appare sproporzionato rispetto all’impatto dell’attività agricola sull’ambiente e all’uso che l’agricoltura fa delle risorse naturali.


Ora toccherà a noi italiani saperci imporre in Europa per riequilibrare le proposte a una riforma che in questo momento e così confezionata ci butta fuori dal mercato.

Via | Euractiv
Foto | Flickr

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