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Energia

Certificati Bianchi: l’Autorità semplifica le linee guida. Basterà questo per salvarli?

Quando su Ecoblog abbiamo parlato di Certificati Bianchi ne abbiamo sempre sottolineato due aspetti: da un lato la bontà dell’iniziativa, dall’altro l’eccessiva complessità di un meccanismo che, dopo i trionfi iniziali, si è lentamente inceppato. Proprio per capire quest’ultimo punto è interessante leggere un rapporto dell’AEEG pubblicato qualche mese fa che indicava come lo stock di progetti presentati all’Autorità fino all’inizio di agosto avrebbe potuto generare una disponibilità di TEE in grado di coprire dal 5% al 24% dell’obiettivo 2011, insomma un vero disastro per il mercato dei titoli.

Quindi, per correre ai ripari, l’Autorità per l’Energia ha deciso di apportare alcune modifiche al sistema: apprendiamo infatti che a breve ci saranno tutta una serie di novità al fine di rendere più efficiente il meccanismo in modo da adeguarlo alle strategie definite nei Piani nazionali per le fonti rinnovabili e per l’efficienza. Al fine di aumentarne l’appetibilità verranno ridotte considerevolmente le dimensioni minime dei progetti (per i progetti standardizzati si passerà dai 25 ai 20 TEP), ma soprattutto, al fine di riconoscere l’effettivo risparmio di energia primaria che l’intervento realizzato può ottenere lungo tutta la sua vita tecnica, si introdurrà il coefficiente di durabilità ovvero i risparmi prodotti oltre la vita utile dell’intervento.

Basterà tutto questo per ridare forza al meccanismo? A occhio direi che si tratta soltanto di piccole modifiche: gli interventi ritengo infatti continuino ad essere pensati soprattutto per i grandi distributori energetici, tagliando di fatto le piccole ESCo e gli enti Pubblici che dispongono di Energy Manager (ovvero gli organismi che di fatto possono generare Certificati Bianchi). Per farvi capire i miei dubbi si potrebbe fare l’esempio con uno degli interventi che è considerato fra i più remunerativi in assoluto: quello dell’installazione delle caldaie a condensazione.

Se consideriamo infatti che una di queste remunera in 5 anni un importo di appena 40 euro, è evidente che nessuno mai installerà una caldaia a condensazione solo grazie all’incentivo. Se si considera poi che per superare la soglia minima (ora di 20 TEP) e quindi poter accedere all’incentivo bisogna installare circa 230-240 caldaie (con il limite a 25 TEP erano circa 300) capiamo che si tratta di un sistema, che nonostante le modifiche, rimarrà comunque aperto a pochi; insomma un sistema a cui si farà ricorso più per obbligo (i grandi distributori di energia per non incappare in penalità) che per reale interesse dei titoli.

In definiva: in Europa continuano a celebrare il nostro mercato dei Titoli di Efficienza Energetica, di fatto però con piccoli conti capiamo che il sistema molto probabilmente continuerà a presentare delle pecche ed apparire sempre un po’ troppo elitario. Al di là del naturale pessimismo, sarà comunque giusto esprimere giudizi sulla bontà dell’iniziativa soltanto dopo che avremo visto l’evolversi delle nuove dinamiche di mercato.

Via | Nextville.it
Foto | Flickr

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