Boicottaggio Shell ed Esso

boicottaggio benzine

Mi è arrivata una catena di Sant'Antonio via mail che mi invita a boicottare i distributori Shell ed Esso per far abbassare il prezzo della benzina.

Il concetto è banale: concentrando il boicottaggio su due marche le si vuol mettere in condizione di abbassare i prezzi, pur di non perdere clienti. Gli organizzatori del boicottaggio pensano così di rompere il "cartello" dei prezzi, spingendo anche le altre compagnie ad abbassarli.

Io non voglio aderire.

Non solo perché non uso la macchina, ma perché cercare trucchetti per continuare a mettere benzina nelle macchine non è una strategia saggia, vista sul lungo periodo.

Ci si lamenta del capestro che le compagnie petrolifere e le case automobilistiche ci mettono al collo, ma si vede che il fastidio di veder salire i prezzi ai distributori e il fastidio di veder insabbiati i brevetti per auto a basso consumo non sono abbastanza da scatenare una salutare reazione popolare. (Reazione, non rivoluzione, prego.)

Il concetto di agire sul funzionamento dei prezzi però è giusto: un prezzo si forma dall'incontro di domanda e offerta, fintanto che i consumatori non smetteranno di comprare, i prezzi potranno continuare a salire indisturbati. Le prime tracce di questa mail portano in Francia, nel 2003. Fino ad oggi non mi sembra che abbiano raggiunto grandi risultati.

Io vado in bici e con i mezzi pubblici. Quando serve, c'è il car-sharing.

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