Inverni sempre più rigidi, nel deserto del Gobi a rischio i cavalli di Przewalski

cavalli di Przewalski

Gli inverni nel deserto del Gobi di norma sono lunghi e rigidi, ma quello del 2009-2010 è stato particolarmente freddo, il più ostile in assoluto degli ultimi cinquant'anni. Si tratta di una condizione climatica nota ai Mongoli come dzud che si verifica ad intervalli irregolari.

Migliaia di cavalli ed altri animali erbivori sono morti di stenti, non riuscendo a trovare cibo sotto il manto nevoso troppo alto. Si stima che siano morti oltre 7,8 milioni di animali, pari al 17% dell'intera popolazione presente nel Paese. Ben quindici delle ventuno province della Mongolia sono state interessate dal disastro.

I cavalli di Przewalski, reintrodotti nel Paese a partire dal 1992, hanno subito delle grosse perdite. Al contrario, gli asini selvatici, nomadi per natura e presenti in più aree, sono riusciti a scampare alle intemperie.

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista di divulgazione scientifica PLoS ONE, per salvare gli animali dall'estinzione bisognerebbe evitare di confinarli in aree circoscritte e garantire loro la possibilità di sfuggire, qualora necessario, ad un ambiente soggetto a fluttuazioni climatiche repentine e catastrofi.

Come ha sottolineato Petra Kaczensky, prima firma dello studio:

Fino a quando le popolazioni resteranno ridotte e spazialmente limitate, la loro sopravvivenza non potrà essere garantita.

Via | University of Veterinary Medicine Vienna
Foto | Chris Walzer

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