Pirati contro marines

pesci, pirati e la marina militare USAI pirati "pescano illegalmente" circa 300 milioni di dollari ogni anno, al largo della Somalia.

Accade lo stesso in Polinesia, nei Caraibi e lungo le coste orientali dell'Africa, dove i governi locali non hanno i mezzi per contrastare i pirati. Tonnellate di animali di scarso valore commerciale, tartarughe, albatros e delfini finiscono nelle reti abusive per poi essere ributtati a mare. Morti.

A volte i pirati alzano il tiro e invece di limitarsi a pescare, vanno all'arrembaggio di navi. La prima nave a venir arrembata portava aiuti alimentari delle Nazioni Unite, poi si trattò di una nave da crociera, pochi mesi fa di una petroliera degli Emirati Arabi Uniti. Recentemente hanno preso in ostaggio un peschereccio battente bandiera coreana, su cui si trovavano 900.000 dollari di pesce e crostacei. Quelli che la stampa mondiale chiama "pirati" sostengono di essere lì per multare il capitano coreano per tutto il pesce pescato illegalmente in Somalia. Troppo e troppo sfacciatamente, secondo loro.

La Somalia è andata a bussare alle porte di una compagnia di mercenari USA, che ha accettato di pattugliare il Corno d'Africa per dissuadere i pirati. La Somalia a anche dato il permesso alla Marina Militare Statunitense di stanza a Gibuti di inseguire i pirati fin nelle acque territoriali somale.
Gli americani hanno usato le maniere pesanti, riuscendo ad affondare, con un missile, un peschereccio.

In questo guazzabuglio geopolitico capirete bene come fanno i diritti dei pesci a passare in secondo piano.

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