Le bioshopper boicottate dalle piccole imprese del Nord

Spesa con troppe buste in plastica: meglio usare sporte in cotone, iuta o paglia

Altro che longa manus delle multinazionali del petrolio e della plastica! A far sparire dal Decreto Milleproroghe la Legge con gli standard di biodegradabilità sulle bioshopper in plastica biodegradabile sono state le piccole, piccolissime aziende del Nord Italia oltre 2000 concentrate in Piemonte, Veneto, Lombardia e Emilia e che impiegano circa 20mila lavoratori. Leggo la notizia sul Corriere della Sera di oggi (pag. 24).

Spiega Maurizio Pastore della Camar Plast di Domodossola:

Eravamo disperati. Se quelle norme fossero passate non avremmo riaperto dopo le vacanze. E così abbiamo inondato di mail il Ministero dell'Ambiente. Le grandi imprese possono riconvertire la produzione dalla plastica alla bioplastica. Noi no. E poi i piccoli negozi non vogliono la bioplastica. Piuttosto passeranno ai sacchetti di carta.

Il Ministero dell'Ambiente ha fatto sapere che comunque la Legge sarà adottata anche se non specifica come e quando. Comunque, se oggi la norma sui criteri che stabiliscono la biodegradabilità dei sacchetti di plastica fosse in vigore sarebbe toccato anche ai piccoli negozianti munirsi di sacchetti biodegradabili. Invece la legge attualmente in vigore prevede che i sacchetti bio siano distribuiti solo nei supermercati. In giro dunque tanti sacchetti fintobio ottenuti da plastica a cui sono stati aggiunti adittivi che aiutano la scomposizione ma che lasciano comunque il problema. Peraltro questi sacchetti sono venduti al pari delle bioplastiche e dunque assicurano un profitto più alto.

Chi la spunterà? Le piccole imprese o gli ambientalisti? Intanto chi ha a cuore l'ambiente può usare buste in stoffa, paglia o retine in cotone.

Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina: