L'addio ai mari delle politiche ambientali italiane

addio mare

Perché il grattacielo del mare di Costa Crociere naufraga dove è vietato il passaggio anche a un gozzo?

Se lo chiede Legambiente in una lettera aperta rivolta al Ministro Clini che parte dal naufragio della Costa Concordia per ripercorrere le tappe di un naufragio ben più ampio: quello delle politiche ambientali italiane a tutela del mare. Mari italiani protetti senza protettori, santi senza calendario ma con tante cerimonie che celebrano il successo degli interventi di tutela, un successo di carta.

L'acqua, invece, resta violata ed inquinata, giorno dopo giorno. A dispetto del taglio del nastro di santuari e riserve marine, sopporta la pesca illegale, il passaggio di navi con un carico tossico potenzialmente micidiale ed errori umani come questo, che più che una tragica fatalità somiglia al gesto di un folle che fa rotta di proposito contro uno scorcio di paradiso. Lo scoglio rimasto incastrato nella chiglia della Costa Concordia potrebbe infatti essere un pezzo della zona A del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Un'area a protezione integrale fatta a pezzetti.

In questi giorni se ne sono sentiti tanti di elogi della follia. L'assurda consuetudine di avvicinarsi troppo alle isole è venuta a galla solo ora, dopo il disastro. Prima era una cosa simpatica, vista con favore da isolani e sindaci. Che spettacolo il passaggio di queste città galleggianti tutte illuminate! Grazie, grazie, grazie di essere passati! Peccato che queste navi che salutano il paradiso troppo da vicino per afferrare la bellezza di luoghi incontaminati rischiano di riversare il loro carico infernale nelle acque e sulle coste.

È giusto preoccuparsi di che fine farà il carburante ancora stivato nella nave, ma scongiurare il disastro ambientale come si sta dicendo in queste ore è pressoché impossibile, non tanto per il carburante ma perché in realtà il danno ambientale c'è già, sotto gli occhi di tutti. Quella nave spiaggiata colerà a picco portandosi dietro un pezzo inestimabile del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Ha distrutto i fondali costieri, aree dai fragilissimi equilibri che subiscono l'impatto di incidenti simili più del mare aperto. Inoltre non c'è solo il carburante sulla nave: ci sono solventi, medicinali, vernici, alcuni già inghiottiti dalle acque. Un boccone difficile da digerire per l'ecosistema marino che segna il fallimento delle politiche ambientali italiane. Il vero naufragio è iniziato quando abbiamo detto addio ai nostri mari per andarcene in crociera.

Foto | Flickr

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