In Sicilia è guerra per il petrolio

Forconi siciliani in guerra per la benzina Qualche giorno fa, lunedì per la precisione, vi raccontavo della protesta del Movimento dei Forconi e di Forza d'urto che ha messo in piedi l'operazione Vespri siciliani in tutta la Sicilia.

La protesta democratica e civile consiste nel bloccare il trasporto merci dall'Isola verso il Continente e viceversa. Risultato: a oggi molte pompe di benzina hanno esaurito le scorte e sembra che anche la merce scarseggi nei supermercati. I blocchi autostradali di tir e camion proseguono e molte arterie di trasporto sono ferme a causa del sostare dei mezzi pesanti. Insomma, la protesta sembra essere al culmine del successo. I motivi per cui la gente scende in piazza secondo questa modalità sono vari, ma sostanzialmente protestano contro il caro carburante che grava sui costi di produzione rosicando quel po' di margine di guadagno.

In strada ci sono gli agricoltori, i pescatori, gli allevatori e i piccoli imprenditori del trasporto. Ma le scene della protesta che stanno toccando la Sicilia intera sembrano arrivare direttamente dal futuro. Ossia quando si realizzerà quanto previsto dagli scienziati del peak oil, la fine del petrolio. Per ora le cause riguardano il costo elevato del carburante e l'aumento del prezzo del biglietto del passaggio ponte e l'ecopass di Messina. Il fatto allucinante per i siciliani è che per andare in Calabria pagano un biglietto di traversata dello Stretto che non prevede neanche un centesimo di sconto per i residenti in sicilia. Lo prevede per i soli residenti a Messina. Dopo il salto il video con i presidi di Priolo, dove peraltro sono raggruppate le maggiori raffinerie italiane e Agrigento vicino Gela, altro polo chimico-industriale.

Foto| Movimento Forconi su Fb

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