Ambientalisti presbiti

un mondo nella spazzaturaLeggo una provocazione nella Green Room della BBC: la stanza virtuale dove, a turno, le grandi firme dell'ecologia mondiale lanciano spunti da meditare agli ambientalisti.

La settimana scorsa Peter Gibson (direttore della comunicazione per Keep Britain Tidy) faceva notare che gli ambientalisti hanno la cattiva reputazione di preoccuparsi di problemi molto globali e poco locali (la scomparsa delle foreste tropicali, invece dei sobborghi degradati delle città inglesi). Secondo lui il fatto che la gente ci veda come profeti della penitenza che vogliono imporre agli altri stili di vita scomodi e che spendono soldi per i panda cinesi invece che per i poveri sottocasa potrebbe essere corretto offrendo all'opinione pubblica miglioramenti locali tangibili.

La sua proposta di miglioramento ambientale parte dal restituire alle comunità locali la proprietà del proprio ambiente.

Se la gente di un quartiere degradato comincia a considerarsi responsabile del suo quartiere, lo pulisce, pensa a come migliorarlo, a come renderlo più sicuro e più accogliente, la parola "ambiente" acquista valore, le azioni e gli sforzi di tutti producono risultati visibili e si innescano dei meccanismi di retroazione virtuosi che rendono poi possibile anche allargare fin fuori dal quartiere il campo d'azione delle politiche ambientali.

Secondo me non basta prendere in mano la ramazza e dare una pulita al quartiere, ma il messaggio di fondo "il mondo è mio, quindi lo curo" mi piace.
Concludo con una citazione della mamma di Bricke: "in casa fai come ti pare, fuori è di tutti e si tiene pulito".

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