Gelo e freddo: torna la neve chimica nel Nord Italia?

Neve chimica e galaverna

Arriva il gelo nel nord Italia e riprendono abbondanti le nevicate. La preoccupazione è che in quei candidi fiocchi di neve si celino veleni in quantità ragguardevoli e pericolose per la salute. Non è la prima volta che in Val Padana e sopratutto in Lombardia cada la cosidetta "neve chimica".

Il fenomeno della neve chimica, si è verificato una decina di giorni fa con la precipitazione del 17 gennaio e la cronaca della caduta degli strani cristalli la potete leggere su 02blog. Per dire: a Brescia e in 21 Comuni si è deciso per il regime delle targhe alterne al fine di alleggerire le emissioni inquinanti nell'atmosfera. Il provvedimento è discutibile, dimostrato che non funziona e in questo caso vi si sono allegate moltissime deroghe, per cui la pressione del traffico non alleneterà in maniera considerevole. Politici e cittadini confidano in giornate di pioggia che possano lavare atmosfera e strade.

Una riflessione la fanno gli ambientalisti per bocca di Elisabetta Patelli di Ecologisti e Reti Civiche che dice:

Nella stessa area critica, poco piu' lontano,a Como, con valori del PM10 di 125 microgrammi/mc del 17 gennaio , pari a 2 volte e mezza il limite consentito, e di 100 microgrammi/mc per le polveri ultrasottili , ancora piu’ letali, si fa finta di nulla. Nemmeno l’episodio inquietante della neve chimica nel milanese, in Brianza, basso varesotto, bresciano e veronese che spalma sul terreno una coltre di veleni , silicati, solfuro ossido di rame, ioduri di piombo, mercurio e cadmio e riesce a far cader il velo steso su un killer invisibile: l’inquinamento atmosferico ,ormai costantemente assestato su livelli inquietanti. Quando eravamo piccoli con la neve si giocava e certamente ce la siamo anche mangiata, oggi dovremo insegnare ai nostri figli a starne lontano come dai detersivi. Un nuovo studio condotto da uno scienziato della Nasa evidenzia 14 misure chiave per il controllo dell'inquinamento: se venissero attuate, si potrebbe rallentare il riscaldamento globale significativamente entro il 2050. Si tratta di interventi per ridurre il rilascio di carbone e metano, inquinanti che aggravano il cambiamento climatico e danneggiano la salute respiratoria.


La ricetta per ridurre l'inquinamento nei centri urbani è semplice: ragionare come se fossero tutte Area C, ossia grandi aree a traffico limitato, dove sono benvenuti pedoni, biciclette, monopattini, pattini, risciò a pedali e auto e moto elettriche. La consegna merci deve avvenire usando vetture elettriche e chi non rientra in queste tipologie paga un ticket. Un secondo intervento fondamentale riguarda l'aggiornamento del parco caldaie: il riscaldamento inquina e lo sappiamo tutti.

Dunque conclude la Patelli rispetto a un più ampio ventaglio di soluzioni da adottare per contenere anche a livello globale le emissioni di gas serra:

Le strategie chiave segnalate degli scienziati prevedono, fra l'altro, la rilevazione e il blocco di fughe di gas dalle miniere di carbone, dai pozzi di petrolio e dagli impianti di gas naturale, la riduzione delle perdite lungo le condotte, lo stop delle emissioni dalle discariche cittadine, la revisione degli impianti per il trattamento delle acque reflue, e il controllo delle emissioni da letame nelle aziende agricole. E ancora, si suggerisce di installare filtri sui veicoli diesel, bloccando la circolazione di quelli altamente inquinanti, l'aggiornamento di fornelli e caldaie e il passaggio a tipi di combustione più pulita. E trarne vantaggio non sarebbe solo il pianeta, ma anche la salute umana. Ancora parole al vento?

Via | Città oggi

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