Greenwashing, la pubblicità della Ferrarelle sull'impatto zero bocciata dall'Antitrust

greenwashing

Greenwashing Ferrarelle atto secondo. Il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria il 15 aprile del 2011 aveva bollato come ingannevole la dicitura prodotto a impatto zero sulle bottiglie da un litro e mezzo. Concetto ribadito più volte anche negli altri canali della campagna pubblicitaria del marchio: dal portale della Ferrarelle ai cartelloni stradali.

Secondo il Giurì la frase poteva risultare ingannevole per i consumatori, portati a credere che l'intera attività della Ferrarelle fosse a impatto zero, mentre la compensazione delle emissioni, grazie ad un accordo siglato con Lifegate, si riferiva solo a 26 milioni di bottiglie, ripagati da attività di riforestazione.

Le emissioni per la produzione delle bottiglie da un litro e mezzo ammontano però ad appena il 7% delle intere emissioni annue del ciclo produttivo dell'azienda. Senza contare che l'impegno ambientale di Ferrarelle in questo progetto è durato solo due mesi. Un breve lasso di tempo e minimi sforzi su cui il marchio ha costruito una reputazione 100% sostenibile. L'utilizzo del claim impatto sostenibile non è riconducibile all'adozione di tecniche produttive ecocompatibili, ma a un progetto terzo, per di più limitato nel tempo, che per quanto resti comunque apprezzabile è una goccia di verde.

Nei giorni scorsi l'Antitrust ha rincarato la dose, comminando una sanzione di 30 mila euro alla Ferrarelle e concedendo all'azienda 30 giorni di tempo per adeguarsi. Scrive l'Antitrust:

Le modalità con cui la società ha rappresentato il proprio temporaneo e sporadico impegno per la compensazione delle emissioni di anidride carbonica dovute alla produzione di un determinato quantitativo di bottiglie di acqua minerale a marchio Ferrarelle e, quindi, cercato di differenziare il proprio prodotto da quelli concorrenti facendo leva sulla crescente attenzione del consumatore alle tematiche ambientali e di cambiamento climatico, appaiono scorrette.

impatto zero ferrarelle

La sostenibilità ambientale delle aziende fa ormai leva sui consumatori a tal punto che non ci si può permettere leggerezze di questo tipo. Qualsiasi messaggio che può spingere erroneamente i consumatori a credere che le attività produttive di un marchio siano 100% sostenibili non è più tollerabile. Il punto è che a fronte di 30 mila euro di multa, l'anima green pro tempore della Ferrarelle chissà quanto avrà fatturato. Sperando che questa figuraccia gli costi qualcosa in più, se non altro per compensare i consumatori visto che con le emissioni non se la cava poi così bene.

Via | Il Fatto Alimentare
Foto | Flickr

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: