Il flop del mercato europeo delle emissioni

Emissioni gas a effetto serra

In alcune occasioni abbiamo parlato su Ecoblog del mercato europeo delle emissioni; nelle circostanze in cui l'abbiamo fatto sono arrivati quasi unanimi i commenti dei lettori che esprimevano forti dubbi sul meccanismo sia in termini di reale utilità per l'abbattimento delle emissioni sia sul fatto che quest'aggravio di costi avrebbe potuto portare ad una scarsa competitività delle aziende europee nei confronti di quelle extraeuropee.

Il sistema del mercato ETS, per chi non lo sapesse, è stato messo a punto qualche anno fa dall'UE per far fronte alle possibili difficoltà di alcune aziende di ridurre in tempi brevi le loro emissioni, dando a loro, in alternativa (con questo meccanismo quindi), la possibilità di ricorrere all'acquisto di permessi di emissione messi in vendita dalle aziende più virtuose in termini di efficientamento energetico.

Il mercato però sarebbe ora in seria crisi. Fanno infatti sapere gli analisti che la Commissione Europea avrebbe sovrastimato, per il periodo che va dal 2008 al 2012, il numero di permessi di cui avrebbero avuto bisogno i grandi gruppi responsabili della maggior quota di emissione di anidride carbonica, al punto che si sta assistendo oggi ad un crollo sensibile del prezzo dei permessi. Si tratta di un vero flop per il mercato europeo di emissioni: questa situazione di economicità dei certificati ha infatti portato le aziende obbligate a rispettare il tetto delle emissioni a preferire di gran lunga l'acquisto dei certificati anziché quello delle tecnologie per l'abbattimento delle emissioni.

Si stima che il surplus di certificati abbia raggiunto nel vecchio continente un valore dai 500 milioni a 1,4 miliardi di euro. I parlamentari europei per questo motivo starebbero ora pensando di proporre una moratoria sulla concessione dei certificati di emissione per la CO2 a partire dal 2013; in sostanza quindi si vorrebbe proporre di concedere meno certificati alle aziende che devono rispettare i limiti di emissione al fine di incentivare le stesse ad investire maggiormente per interventi di efficientamento energetico.

La Commissione dovrà quindi a breve presentare una proposta formale che sarà sottoposta al dibattito parlamentare per essere approvata dal Consiglio Ue dei 27 ministri dell’Ambiente. Intanto la Polonia ha già fatto sapere di essere contraria all'iniziativa: accettare una simile proposta potrebbe portare ad un impatto negativo sull'economia del Paese a causa di un inevitabile aumento del prezzo del carbone. Siamo soltanto agli inizi, ma la questione sembra già abbastanza complessa.

Via | E-gazette.it
Foto | Flickr

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