Festa della donna, da Dian Fossey a Vandana Shiva l'ecofemminismo contro il degrado ambientale

julia butterfly hill

Peter S. Wenz in Environmental Ethics Today ipotizza che se l'attuale degrado ambientale deriva da secoli di predominio e gestione delle risorse nelle mani del genere maschile, un mondo governato in gran parte dalle donne forse sarebbe un mondo migliore. L'approccio alle tematiche ambientali è influenzato dal legame con la Natura. E sia le donne che la Natura, nel corso dei secoli, sono state considerate entità inferiori dal genere maschile, il loro grido di ribellione e dolore inascoltato.

Se l'uomo si è approcciato alle risorse naturali come a strumenti commerciali, di profitto, le donne si sono accostate alla Natura per soddisfare i bisogni primari, nel rispetto degli equilibri degli ecosistemi. Un atteggiamento che nasce dallo stretto rapporto tra la donna e la terra presente in diverse culture. In Asia, in Africa e nei Paesi dell'America Latina le donne dedite all'agricoltura hanno pagato un prezzo molto alto per i cambiamenti climatici, per la deforestazione e per lo sfruttamento commerciale delle risorse naturali. Contro il degrado ambientale e la subordinazione della donna è nato l'ecofemminismo, un movimento di denuncia di ogni forma di disuguaglianza: dallo specismo al razzismo al sessismo.

Le donne pagano un prezzo alto per il degrado ambientale ma sono ancora in gran parte escluse dai benefici. Parole di Vandana Shiva, una delle sette donne più influenti del Pianeta per il Forbes. Fisica, attivista, ecofemminista, in India ha seminato il germe dell'ambientalismo, fondando un movimento, il Navdanya, incentrato sull'agricoltura biologica. Il Navdanya ha contribuito alla creazione di spazi liberi dove coltivare senza utilizzare sostanze chimiche rilanciando il settore biologico nel Paese. Nel 1993 ha ricevuto l'Alternative Nobel Peace Prize, noto anche come il Right Livelihood Award, per aver messo le donne e l'ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo globale. Riprendersi la terra, riappropriarsi delle risorse vitali distribuite in modo poco equo, piantare un mondo nuovo, che cresce in modo lento e naturale, ha rappresentato una forma di riscatto per le donne indiane.

Celebri le sue battaglie contro l'ingegneria genetica. In Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali si schiera a favore della biodiversità alimentare e dell'agricoltura biologica:

Non abbiamo bisogno dell'ingegneria genetica per ottenere raccolti ricchi di nutrienti. Prodotti nutrienti e rispettosi delle risorse come i diversi tipi di miglio e di legumi sono la strada più sicura verso la sicurezza alimentare. La biodiversità ha già le risposte ai problemi per risolvere i quali ci viene proposta l'ingegneria genetica. Spostarsi dalla monocoltura della mente alla biodiversità, dal paradigma dell'ingegneria a quello dell'ecologia, può aiutarci a conservare la biodiversità, rispondere ai nostri bisogni di alimenti e di nutrimento, evitare i rischi dell'inquinamento genetico.

wangari maathai 2

Come non ricordare anche Dian Fossey, zoologa statunitense, autrice di Gorillas in the Mist, fondatrice del Karisoke Research Center, centro di osservazione dei gorilla in Ruanda. Una vita trascorsa a combattere contro il commercio dei gorilla, destinati agli zoo di tutto il mondo, a studiarli ed a battersi per proteggerne l'habitat minacciato dal turismo di massa e dalla deforestazione. Fu assassinata con un machete nel 1985 nella sua capanna. Morta a colpi di panga, la stessa arma che i bracconieri utilizzavano contro i gorilla.

Qualche giorno fa ricordavamo anche la signora degli alberi, Wangari Maathai, premio Nobel per la Pace nel 2004, fondatrice del Green Belt Movement che in Kenya ha piantato oltre 35 milioni di alberi. Alberi coraggiosi, cresciuti su una feroce dittatura. Il rapporto tra le donne e gli alberi è sempre stato speciale. La crescita ed il nutrimento dell'albero sono per la donna metafora di quella vita radicata dentro, sin dalla nascita. Julia “Butterfly” Hill su un albero ci ha trascorso due anni della sua vita. Una battaglia a 55 metri di altitudine, per impedire che una sequoia della foresta di Headwaters venisse abbattuta dopo centinaia di anni. Una protesta non violenta dal 1997 al 1999, ispirata al Mahatma Ghandi, che ha attirato l'attenzione del mondo sulla deforestazione e sull'importanza della difesa del patrimonio forestale. Da questa esperienza è nato un libro, The legacy of Luna, tradotto in italiano con La ragazza sull'albero, titolo che non rende pienamente giustizia al concetto molto più forte espresso nella versione originale. Luna è infatti il nome dato dalla Hill alla sequoia. Un legame profondo ed intimo tra due esseri viventi, legati dallo stesso diritto ad esistere e crescere, ad avere un nome ed un posto nel mondo, biologicamente solidali l'uno con l'altro.

Ogni giorno, come specie, facciamo di tutto per distruggere la capacità della Natura di darci la vita, ma la Natura continua a fare ciò che è in suo potere per offrircela comunque. E questo è il vero amore - scrive Julia. C'è ancora molto da fare e ringrazio chiunque vorrà continuare a fare la sua parte. Chi affronta la paura, l'oppressione e la violenza, ma continua ad affondare le sue radici nell'amore, nell'impegno e nell'azione è il mio eroe.

Un invito all'azione, all'impegno sociale e alla difesa della bellezza e della vita che vale più di un fiore reciso e di una serata in pizzeria.

Foto | Julia Butterfly Hill; Lisa Merton Taking Root; Dian Fossey Gorilla Fund International; Wikimedia

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