Fukushima Daiichi un anno dopo: lontani dalla messa in sicurezza



In alto le immagini eccezionalmente limpide di quel che resta a Fukushima Daiichi girate da ANN-News lo scorso 28 febbraio.

Domani sarà un anno dal terremoto, tsunami e incidente nucleare ancora in atto a Fukushima Daiichi. Abbandono parole quali: disastro, tragedia, emergenza, catastrofe perché ci vorrebbe un neologismo per rendere chiare le dimensioni dell'evento naturale unito a un incidente nucleare che ha toccato il Giappone l'11 marzo 2011. Dopo l'esplosione di 3 dei sei reattori nucleari presenti a Fukushima Daiichi a causa dello tsunami, innescatosi dopo terremoto scala 8.9 Richter, che ha inondato la centrale nucleare, un pericolo di esplosione non è a oggi affatto scongiurato. Lo sostiene e a ragion veduta Roland Desbordes, presidente della Commission de Recherche et d'Information Indépendantes sur la Radioactivité (Criirad) che in una intervista a L'Express dice:

Giungono poche informazioni da TEPCO. Al momento le autorità giapponesi sembrano attendere che il sito sia meno esposto per agire. Possiamo dunque presupporre degli scenati più o meno ottimisti. Nel migliore dei casi i noccioli si raffredderanno da soli e ciò richiederà dei mesi; di contro l'esplosione della centrale è ancora possibile poiché sono presenti combustibili in grande quantità.

Ma l'11 marzo è sopratutto il giorno del ricordo per gli oltre 15mila morti causati dai due eventi naturali, a cui purtroppo se ne aggiungeranno molti altri che non ci è dato ancora sapere, a causa delle conseguenze delle radiazioni nucleari. Le città, i villaggi, nel raggio di 30 Km dalla centrale furono evacuati; una prima stima riferisce di 4766 lavoratori contaminati perché entrati a Fukushima Daiichi. Ma città come Futaba o Mimasoma risultano pesantemente contaminate e ancora oggi abitate.

Oggi e domani in Francia e Germania le associazioni antinucleare hanno messo in piedi un calendario ricco di eventi, tra cui una catena umana di 235 Km da Lione a Avignone. In Italia, invece è calato il silenzio sul Giappone e sui continui eventi di ripresa dell'incidente nucleare a Fukushima Daiichi, dopo che il referendum popolare ha abrogato le leggi in favore della costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese.

Emblematico è l'annuncio di Legambiente:

partecipiamo alla catena umana di 235 Km da Lione a Avignone promossa da Sortir du Nucleaire per dire no al nucleare in Francia.

In Italia sembra appunto che quanto sta ancora accadendo in Giappone non riguardi più nessuno e che la questione in piedi sia (anche se giustamente) come neutralizzare le centrali nucleari in Francia all'alba delle presidenziali di giugno e dopo che Germania e Svizzera hanno annunciato la loro uscita dal programma nucleare.Il che ci sta: ma quel che accade in Giappone riguarda tutto il Pianeta sopratutto se ancora non sono stati resi noti né i livelli di contaminazione (ultima decisione di Tepco la colata di cemento e argille sul fondale del porto di Fukushima) né a che punto è la ripresa dell'incidente che ha innescato una nuova fissione nel reattore nr.2 che sembrava spento.

Ma come il buon Pierre Fetet e i tanti altri blogger internazionali continuano a sostenere a Fukushima Daiichi e in Giappone non si è ancora entrati in alcuna "zona di sicurezza". A un anno di distanza si iniziano a intravedere le contaminazioni in atto in villaggi e città. Emblematico è il caso della città di Futaba, balzata alle cronache grazie al coraggioso documentario Nuclear Nation di Atsushi Funahashi e presentato al Festival di Berlino assieme a altre due pellicole.

Il Giappone ha preferito calare un velo sulla contaminazione da radiazioni: troppe persone da evacuare e ricollocare; troppe verità da svelare e una società come TEPCO da proteggere nonostante tutto per ragioni puramente economiche. La verità è che nessuno e neanche i giapponesi hanno mai messo in conto un incidente pari a quello avvenuto a Fukushima Daiichi dove elementi naturali hanno superato le presunte barriere di sicurezza messe in piedi dagli umani. Da allora lo spartiacque nel nucleare di ciò che era l'approvvigionamento nucleare prima Fukushima e dopo. Io mi ritrovo nelle parole pronuciate dal sindaco di Futaba, che a un anno dalla tragedia nel suo video appello lanciato dal Festival del cinema di Berlino ha detto:

Il nostro Pianeta è piccolo. Quanto spazio dobbiamo lasciare per far assorbire la radioattività che abbiamo prodotto? Quale capacità di stoccaggio è necessaria per conservare le scorie nucleari? Finché non avremo soluzioni non ci potremo permettere l’energia nucleare.

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