Terre rare: Usa, Europa e Giappone in guerra con la Cina

Obama scatena la guerra delle Terre rare contro la Cina Proprio in queste ore Usa, Europa e Giappone hanno aperto un fronte di ostilità contro la Cina a causa delle Terre rare, ossia quei 17 minerali (scandio, ittrio, neodimio, lantanio, gadolinio, cerio, europio, praseodimio, lutezio, samario, tulio, itterbio, erbio, promezio, olmio, disprosio, terbio) usati in tutta l'elettronica mondiale. La Cina da un anno ha imposto un tetto sia alle estrazioni sia alle esportazioni. I minerali sono stati centellinati probabilmente per tenerli gelosamente vincolati ai prodotti interni, si dice in attesa del boom delle batterie delle auto elettriche.

Attualmente sono esportati dai cinesi 30mila delle 60mila tonnellate richieste. Ma il mercato ha fame di questi minerali che compaiono in tutti i prodotti elettronici: dai telefonini ai pc. Una prima risposta arriva dalle nuove esplorazioni che si stanno effettuando in Mozambico, Namibia e Sudafrica e nell'attesa che le nuove miniere diano le risorse gli Usa hanno deciso di ricorrere al WTO per imporne l'esportazione alla Cina. Ma le Terre rare, sono appunto rare e in via di esaurimento: ne scrivevo un anno fa. A due anni fa, invece, risale la decisione della Cina di sospendere il rilascio di nuove licenze per sondaggi e estrazioni arrivando a porre massimali sia alla produzione sia all'esportazione. Per i cinesi è diventato prioritario proteggere l'ambiente e l'estrazione delle Terre rare è devastante per gli ecosistemi.

Il sospetto di Usa, Europa e Giappone però è che l'ambiente sia solo un mezzo per controllare ulteriormente le materie prime estratte. La Cina attraverso la XinHua fa sapere:

Le quote di esportazione di Terre rare sono eque e legittime e sono semplicemente volte a tutelare l'ambiente e le sue risorse naturali. Sono inoltre conformi alle pertinenti norme del WTO. Per lungo tempo, la disordinata estrazione mineraria di Terre rare è stat accusata di produrre danni ambientali in Cina. Ad esempio nelle province meridionali dello Jianxi il Governo locale ha speso 38miliardi di Yuan (circa 6 miliardi di dollari Usa) per bonificare il locale ecosistema devastato dall'estrazione di Terre rare.


A questo punto davvero poco importa se le motivazioni che spingono la Cina al protezionismo siano di tipo economico o ecologico, perché un dato resta vero e inconfutabile: tra 20 anni parte dei minerali che compongono le Terre rare saranno esauriti. Come nota Danilo Bonato presidente Consorzio ReMedia:

Qualunque sarà la decisione del WTO sull’istanza avanzata contro Pechino, è importante capire che siamo giunti a un punto di non ritorno in cui è necessario trovare altre vie di accesso a queste risorse così preziose per il futuro dell’Occidente. In questo contesto, i RAEE assumono un ruolo strategico e cruciale poiché rappresentano un’immensa miniera urbana da cui ricavare materie prime e terre rare. L’'Unione Europea sta già lavorando in questo senso, come confermato da diverse iniziative faro della Commissione europea e dalla recente revisione della direttiva RAEE che pone obiettivi ambiziosi per gli Stati Membri: entro il 2016, infatti, dovrà essere raccolto in modo differenziato il 45% del peso delle AEE immesse sul mercato nazionale nei tre anni precedenti, percentuale che dovrà aumentare fino al 65% nel 2019. La strada intrapresa è quella giusta ma questo nuovo episodio, che rischia di compromettere gli equilibri economici mondiali, deve necessariamente far riflettere sull'’importanza del riciclo dei rifiuti tecnologici.

Via | Euractiv, XinHua
Foto | TMNews

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