Sfatiamo 4 miti sulle bioplastiche

Le bioplastiche non sono la panacea per i consumatori: inquinano lo stesso

La prossima settimana con ogni probabilità sarà licenziata definitivamente in Senato la legge che impone l'adozione delle bioplastiche per tutti (le cosidette buste shopper in commercio) e non solo per quelle vendute nella GDO. Ebbene è il caso di chiarire che in ogni caso le bioplastiche non sono la panacea; vanno usate con parsimonia e non risolvono il problema dell'inquinamento. L'unica strada percorribile resta l'uso delle borse in stoffa, paglia, canapone ecc.

Infatti le aspettative che circondano i prodotti a base di bioplastiche creano miti errati. Daniella Dimitrova Russo, Co-founder and Executive Director di Plastic Pollution Coalition ne sfata almeno 4:

Mito 1: Le bioplastiche sono biologiche e dunque buone per il Pianeta.

La plastica si ottiene al termine di un lungo e complesso processo: la polimerizzazione che grazie a atomi di carbonio e idrogeno crea legami forti ma flessibili. Perciò la plastica è flessibile e indistruttibile. Legami polimerici si ottengono da petrolio o gas. L'uso di materie vegetali non fa si che il polimero che ne deriva sia biologico o più rispettoso dell'ambiente. Per assurdo: si può ottenere plastica non biodegradabile e tossica da mais biologico.


Mito 2: Le bioplastiche sono biodegradabili.
E' vero che lo sono essendo costituite da materie prime naturali; ma il processo con cui sono trasformate in plastica rende difficile e a volte impossibile rompere questo legame chimico. Non ci sono standard indipendenti rispetto a ciò che si intende per "plastica biodegradabile". Le bioplastiche non sono universalmente biodegradabili in condizioni normali. Ci sono diversi tipi di bioplastiche, e alcune richiedono trattamenti speciali per essere decomposte; altre possono richiedere decenni attenuando i presunti benefici di utilizzare i cosiddetti materiali in plastica compostabile.

Mito 3: Le bioplastiche sono riciclabili.

Alcune lo sono ma come nel caso del compostaggio il processo di riciclo è complesso e costoso poiché non rientra nei trattamenti convenzionali. Inoltre, se le bioplastiche sono mescolate a plastiche tradizionali, si contaminano il che costringe le società di gestione dei rifiuti a respingere partite di prodotto altrimenti riciclabile.

Mito 4: Le bioplastiche non sono tossiche.

Alle bioplastiche si possono aggiungere anche il BPA o bisfenolo o gli ftalati.

Ma come devono essere le bioplastiche per essere considerate realmente tali?


  1. Sono necessarie materie prime derivate dal no-food e no-OGM;
  2. Veramente compostabili e biodegradabili;
  3. Libere da sostanze chimiche tossiche per tutto il processo di fabbricazione e riciclo;
  4. Prodotte in maniera sostenibile (uso corretto di acqua, suolo e chimica);


  5. Riciclabili secondo il criterio dalla culla alla culla.

La verità è che neanche le bioplastiche possono salvare il Pianeta dall'inquinamento. Possiamo solo scegliere di usare meno oggetti in plastica usa e getta e concentrarci su oggetti, naturali, duraturi e riciclabili.

Via | GreenProphet
Foto | Flickr

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