Cambiamenti climatici, il CNR ha misurato i segni

Cambiamenti climatici li ha misurati il CNR

Le temperature atmosferiche procedono verso un progressivo e inesorabile aumento; anche le acque si stanno riscaldando mentre si prolungano le stagioni vegetative. Il quadro delineato dallo studio La Rete italiana per la ricerca ecologica a lungo termine (Lter-Italia) a cura di Roberto Bertoni dell’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Ise-Cnr) non lascia spazio a dubbi: i cambiamenti climatici sono in atto.

Il volume che raccoglie dati e risultati provenienti dai 22 siti coordinati dalla Rete, ossia quei veri e propri laboratori in Natura, sarà presentato il 29 e 30 marzo a Roma nella sede centrale del CNR. Fa notare Giorgio Matteucci dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr, segretario della Rete:

Le serie storiche indicano che la temperatura minima in quota, nell’arco di dieci anni, è aumentata di 0,76°C. Si possono citare i risultati del progetto internazionale ‘Gloria’, che ponendo sotto osservazione 764 specie di piante e utilizzando i dati di oltre 130 termometri digitali ha rilevato una contrazione degli habitat alto montani in 42 vette europee su 60, tra cui alcune vette appenniniche studiate dall’Università del Molise.



Tra i monitoraggi effettuati quello più sorprendente riguarda gli ambienti montani dove le conseguenze del riscaldamento delle montagne fanno si che gli alberi crescano più lentamente. Spiega Matteucci:

Un altro monitoraggio, relativo alle foreste del Tarvisio in Friuli seguite dal CFS, mostra negli ultimi 5-10 anni un rallentamento del tasso di crescita di circa il 27% rispetto al periodo 1995-2000, dovuto agli stress climatici e in particolare alla minore piovosità. Risultati confermati dalla diminuzione dell’assorbimento di CO2 nelle annate secche, rilevata nella foresta abruzzese di Collelongo. Va anche segnalata la tendenza al prolungamento delle stagioni vegetative, evidenziata nella faggeta abruzzese e in un lariceto della Val d’Aosta monitorato da Arpa e Università di Torino.

Roberto Bertoni, vice coordinatore della Rete spiega che le modifiche climatiche più evidenti sono riscontrabili nei cambiamenti che stanno toccando il Lago Maggiore:

Negli anni ‘70 era affetto dall’eutrofizzazione. Oggi, in seguito all'entrata in funzione di numerosi impianti di depurazione, la concentrazione di clorofilla si è ridotta di circa il 60%. La temperatura degli strati d'acqua superficiali e profondi, tuttavia, dal 1980 è salita progressivamente. La tendenza al riscaldamento è ben visibile in mare. Lo mostrano i dati raccolti dal 1991 dall’Università di Genova, sulla temperatura di superficie delle acque del Promontorio di Portofino, e quelli dell’Istituto di scienze marine del Cnr relativi all’Alto Adriatico.

Via | Comunicato stampa
Foto | TMNews

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