Al NICE di Copenaghen sbanca l'eco tessile Made in Italy

Al Copenaghen Fashion Summit che si tiene all'Opera House il prossimo 3 maggio sfilerà il meglio del tessile Made in Italy. Sul catwalk 20 brand della moda provenienti dai 5 continenti che hanno adottato solo tessuti italiani, etici, sostenibili e tecnologicamente avanzati. Dunque l'evento è organizzato dal NICE, Nordic Initiative Clean & Ethical, progetto che rientra nel Nordic Fashion Association, ossia le cinque camere della moda del Nord Europa. Da quelle parti sono decisamente sensibili a prodotti funzionali, di qualità ma che siano anche etici. Che vuol dire? Che oltre a essere belli da vedere devono rispettare l'ambiente perché così assumono un valore aggiunto rispetto ai prodotti tradizionali (in alto l'intervento di Livia Giuggioli Firth che ha lanciato il Green Carpet Challenge).

Di cosa parliamo? Ad esempio di filati ricavati dal PET, ossia da bottiglie di plastica riciclate, oppure dai carapaci dei granchi usati per l'alimentazione, dalle proteine del latte ideati e prodotti in Italia. Il progetto è in collaborazione con C.l.a.s.s, vero laboratorio di diffusione dei prodotti etici e innovativi. Il punto è che nell'industria della moda a dettar legge sono i buyers che davanti a prodotti che si presentano ecologici storcono il naso, per pregiudizio. Se invece i medesimi prodotti sono presentati come punte di diamante dell'innovazione tecnologia seppur etica, allora diventano d'appeal e interessanti e sono anche apprezzati.

Dopo il salto il video dell'intervento di Giusy Bettoni cofondatrice di C.l.a.s.s che spiega il pernicioso meccanismo che rende di appeal i materiali ecologici e in genere la produzione sostenibile. Vi aggiungo poco sotto l'intervento di Vincenzo Linarello Presidente di Cangiari, cooperativa calabrese che racconta una incredibile storia di sostenibilità. Qui trovate tutti gli interventi tenuti a Milano lo scorso 27 marzo al Forum La moda può essere davvero sostenibile? Una nota finale rispetto al discorso fatto da Bettoni che spiega che questo approccio diventa credibile se tenuto lontano dai canali soliti di promozioni green ma deve restare nell'ambito dei prodotti tradizionali.

Giusy Bettoni

Vincenzo Linarello

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