UE: fallisce l'obiettivo di dimezzare i rifiuti in discarica entro il 2020


È ormai chiaro che non andrà a segno l’obiettivo fissato dall’Unione Europea, nella direttiva quadro sui rifiuti del 2008, che prevedeva un tasso di riciclo degli scarti domestici pari al 50% al 2020. Il dato emerge dal recente rapporto Eurostat, secondo il quale sarebbero numerosi gli angoli d’Europa in cui raccolta differenziata e sistema di riciclo dei rifiuti stentano a decollare.

A far impallidire la chimera di un’Europa con meno ‘monnezza’ sarebbero, infatti, le scarse performance dei paesi di più recente ingresso nell’Unione Europea, come la Bulgaria, la Romania o la Lituania, dove le percentuali di riciclo non superano le poche unità. La ‘società del riciclo’ auspicata nella legislazione europea si scontra poi l’impatto della crisi economica, che sta pesando sulla gestione dei rifiuti di Spagna, Irlanda, Portogallo e, manco a dirlo, Grecia. In quest’ultimo paese, finisce infatti in discarica l’82% dell’immondizia.

Tra emergenze rifiuti, interessi clientelari e mafiosi e prolificare di sistemi di gestione dei rifiuti diversi in ogni comune, l’Italia non riesce ad allinearsi alle best practice europee (Germania, Olanda, Svezia): circa il 51% dei rifiuti viene smaltito in discarica, il 15% è incenerito, mentre solo il 21% viene riciclato ed il 13% trasformato. Ogni italiano produce 531 chili di spazzatura all'anno, con una media UE che si attesta su 502 chili pro capite.

Intanto, all’Europa non resta che correre ai ripari, tra minacce di procedure di infrazione e indagini sulle discariche abusive. Non solo in nome dell’ambiente ma anche delle tasche dei contribuenti, che pagano in bolletta i costi del pattume. Secondo uno studio della Commissione Europea, infatti, da una corretta gestione dell'intero ciclo dei rifiuti si potrebbero generare risparmi fino a 72 milardi di euro. Alla faccia della crisi.

Via | Il Fatto Quotidiano, Tiscali
Foto | Flickr

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