Europa, ridurre l'inquinamento del mare del 50% entro il 2020

plastica in mare

Gli ambientalisti di Seas at Risk con altri sette gruppi affiliati chiedono ai paesi europei di ridurre di almeno il 50% il volume dei rifiuti immessi in mare e sopratutto della plastica. I Paesi Membri hanno infatti tempo fino al prossimo luglio per annunciare i provvedimenti che adotteranno nell'ambito della Marine Strategy Framework Directive. Peraltro la Direttiva impone già da 4 anni il monitoraggio dell'inquinamento entro la metà del 2014 per contenere sia le perdite di pesce sia di biodiversità marina. Peraltro la plastica dal mare sarebbe entrata nella catena alimentare.

L'appello è giunto oggi ai rappresentanti di OSPAR le 15 nazioni costiere e insulari europee che sono in riunione a l'Aja da oggi e fino al 20 aprile per discutere delle minacce ambientali nelle acque europee -Environmental Impact of Human Activities Committee.

In mare, diciamolo: ci finisce di tutto. L'UNEP identifica in navi mercantili, pescherecci, navi da guerra le piattaforme petrolifere off-shore e di gas e imbarcazioni da diporto la fonte dell'inquinamento proveniente dal mare; mentre discariche cittadine, scarico dai corsi d'acqua, reti fognarie e le acque meteoriche sono importanti fonti da basi terrestri.

Spiega Chris Carroll, portavoce Seas at Risk:

L'obiettivo del 50% è ambizioso, ma certamente dal nostro punto di vista è realizzabile e anzi dovrebbe essere considerato il minimo. I programmi d'azione nazionali in scadenza a luglio rappresentano la cartina di tornasole per l' ambizione politica. Esortiamo i governi a ridurre i rifiuti aumentando gli incentivi per materie plastiche di riciclo, imponendo alle navi di smaltire tutti i rifiuti prima di lasciare i porti dell'UE e sopratutto a potenziare l'applicazione della Direttiva.

Via | Euractiv
Foto | Flickr

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