Tribù indigene a rischio estinzione: gli Awá

tribù awà

Nel cuore della foresta pluviale amazzonica si sta consumando la battaglia per la sopravvivenza degli Awá, una tribù indigena nomade che conta appena 355 individui (è il numero di quelli contattati) e che vive in simbiosi con gli animali della foresta e gli alberi. Pensate che cento di loro non hanno mai avuto alcun tipo di contatto con il mondo esterno. E questo significa che sono doppiamente indifesi. Il loro sistema immunitario, infatti, è impreparato ad affrontare molti batteri e virus che noi sconfiggiamo ormai senza battere quasi ciglio, grazie agli anticorpi sviluppati nel corso dei secoli. Persino un banale raffreddore può ucciderli.

La Survival International, associazione attiva nella difesa dei diritti umani, ha accusato i taglialegna attivi nella foresta amazzonica di usare metodi alquanto discutibili per liberarsi dagli Awà, con uomini armati fino ai denti a protezione, si fa per dire, di alberi destinati all'abbattimento e dei nuovi insediamenti illegali, anche allevamenti, che stanno sottraendo la terra agli Awá. Tanto che un giudice brasiliano, José Carlos do Vale Madeira, non ha esitato a definire quanto sta accadendo in Amazzonia un vero e proprio genocidio.

Per la Survival International solo l'intervento diretto e tempestivo del Governo brasiliano può scongiurare il peggio, combattendo con ogni mezzo la caccia all'indigeno praticata dai sicari assoldati dai land-grabbers. Per la tutela dei diritti degli Awà si è attivato anche l'attore Colin Firth, protagonista di un video appello alle autorità brasiliane (verrà diffuso mercoledì prossimo), nell'ambito della nuova campagna promossa dalla FUNAI, la National Indian Foundation.


I guai per gli Awà sono iniziati nel 1982, quando la CEE e la Banca Mondiale hanno finanziato un programma del governo brasiliano per l'estrazione di ferro dai ricchi giacimenti presenti nelle montagne Carajás. La CEE diede al Brasile 600 milioni di dollari per costruire una ferrovia, dalle miniere e fino alla costa, a patto di accaparrarsi i diritti su un terzo della produzione, qualcosa come 13mila tonnellate (minimo) di ferro all'anno per 15 anni. La ferrovia passava direttamente nelle terre degli Awá. Con la ferrovia arrivarono anche i coloni. A seguire fu costruita anche una strada. Il che spianò letteralmente l'avanzata, da Est, delle compagnie del legname.

Una colonizzazione violenta che portò alla scomparsa di oltre un terzo della foresta pluviale nel territorio degli Awá, nello stato di Maranhão, nel Nord-Est del Brasile. I coloni portarono anche germi e malattie per cui gli indigeni non avevano alcuna immunità naturale. Oggi gli Awà sono direttamente minacciati dalla perdita della foresta, loro habitat e fonte di sostentamento (sono raccoglitori e cacciatori), e dalla violenza dei land grabbers: si parla di villaggi distrutti e di indigeni allontanati a suon di fucilate.

tribù isolate del mondo

Il Dipartimento delle Foreste brasiliano lo scorso anno ha chiuso 14 segherie illegali al confine con la terra degli Awà, ma non è bastato a fermare il disboscamento illegale. E senza gli alberi, gli Awà non hanno alcuna speranza di sopravvivere. Spiega uno dei membri della tribù, To’o:

Viviamo nel profondo della foresta e siamo spinti ai margini dagli esterni che si avvicinano sempre di più. Siamo sempre in fuga. Senza la foresta non siamo nessuno e non sappiamo come sopravvivere.

Un diritto alla vita rubato, comune a decine di tribù isolate sparse per il mondo: dai Masai della Tanzania agli aborigeni australiani.

Via | Survival International; Guardian
Foto | Fiona Watson/Survival

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