Zoo europei non rispettano il benessere animale, la denuncia di Born Free

scimmia elefante zoo

Gli zoo, dai più miseri a quelli che vantano ampi spazi a disposizione degli animali, sono pur sempre gabbie dorate. Ed a prescindere dagli intenti educativi e dalla volontà di finanziare programmi di conservazione con i proventi, restano pur sempre discutibili per più di una ragione. Innanzitutto perché gli animali in cattività non si comporteranno allo stesso modo che allo stato selvatico. Dunque se portiamo i bambini a vedere com'è fatto un vero leone, faremmo meglio a dirgli che quello è ciò che rimane di un vero leone.

Anche le tigri in cattività sviluppano ansia, mancano grandi spazi in cui correre come è nei loro geni. Se poi pensiamo che oggi animali tropicali, polari e delfini vengono catturati e spostati da una parte all'altra del globo per diventare le nuove star degli zoo e dei bioparchi, ne parlavamo qui, il quadro non è piuttosto felice. La morte prematura dell'orso Knut allo zoo di Berlino è l'ennesima prova di quanto soffrano gli animali selvatici in cattività, non potendo allontanarsi spontaneamente quando si trovano in condizioni di stress psicologico insieme ad altri esemplari: è il caso di Knut che veniva aggredito dalle tre orse presenti nel recinto.

A confermare questo scenario disastroso un recente rapporto stilato dalla Born Free Foundation nel 2011 sul rispetto della direttiva europea 1999/22 relativa al benessere animale negli zoo. Ne anticipavamo qui. Uno studio indipendente realizzato in collaborazione con la coalizione europea ENDCAP. Dall'esame di alcuni zoo a campione selezionati in 21 Stati membri è emerso che gli zoo, per mancanza di personale qualificato e di controlli, non stanno applicando le direttive.


La Commissione Europea ha esaminato il rapporto della Born Free Foundation, accettando di fornire ulteriori strumenti per la formazione di veterinari specializzati nella gestione di animali selvatici in cattività. In Italia la Born Free ha esaminato 25 zoo, qui trovate il rapporto completo con foto e nomi delle strutture analizzate.

Ne è emersa una situazione penosa: animali tenuti in condizioni igieniche inadeguate; animali pericolosi che non sono protetti a sufficienza dal contatto con il pubblico; delfini e foche costrette ad esibirsi in più spettacoli al giorno, con grande stress degli animali. Molti zoo non partecipano ad alcun programma di conservazione e ricerca. E pensate che a volte (altro che diffondere la conoscenza sul regno animale!) i cartelli sulle gabbie non indicano nemmeno il nome della specie. Ad esempio si trova scritto "Macachi Asia" senza ulteriori spiegazioni: dal nome scientifico all'illustrare di quale delle 21 specie di macachi asiatici si tratta. Capita poi che nei recinti ci sia materiale che può causare tagli e ferite, che gli animali abbiano molte opportunità di fuga, che non vengano curati a sufficienza.

La lista delle infrazioni è lunga. Se poi parliamo dello spazio che hanno a disposizione apriamo un capitolo ancora più nero. Facciamo l'esempio degli elefanti che in natura vivono in gruppi di 6-7 esemplari su areali di 326-600 km2. Spesso negli zoo vengono sistemati in piccoli recinti e non di rado da soli o con uno o due esemplari.

L'acqua degli abbeveratoi dovrebbe essere mantenuta sempre fresca e pulita, ma in oltre il 50% degli zoo esaminati è risultata stagnante. E ancora attività educative inesistenti, recinti inadeguati, rischio di malattie per i visitatori dal contatto con gli animali, controlli scarsi sull'applicazione delle direttive UE, mancanza di licenze. Nel video la presentazione del rapporto accompagnata da alcune eloquenti immagini sulle condizioni di vita e la frustrazione degli animali selvatici negli zoo europei. Di seguito le foto scattate negli zoo italiani.



Foto | © Born Free Foundation

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