Piemonte, annullato il referendum sulla caccia

Abolito il referendum sulla caccia in Piemonte

Abolire la legge regionale sulla caccia per far decadere il referendum che avrebbe esteso a 25 specie il divieto di caccia. Accade in Piemonte dove a governare la Regione c'è il leghista Roberto Cota e dove per il 3 giugno prossimo dopo 20 anni di battaglie legali la Corte di appello di Torino aveva fissato la data per la votazione del referendum che con un Si avrebbe permesso di limitare la caccia nella Regione. Il Piemonte avrebbe potuto perciò avere la prima legge regionale restrittiva . E invece l'abolisce e viene automaticamente sostituita dalla Legge nazionale 157/92 molto più permissiva. Come scrivono i Comitati contro la caccia:

Sacchetto e i suoi non sono disposti a concedere nulla pur di compiacere a una frangia del tutto minoritaria della popolazione: ricordiamo che i cacciatori rappresentano solo lo 0,6% dei piemontesi. Abrogando la legge regionale, in Piemonte entrerà automaticamente in vigore quella nazionale, che però ne è molto più permissiva.

Infatti a fronte del divieto di caccia proposto dal referendum su 25 specie e che lasciava cacciabili solo cinghiale, lepre, fagiano e minilepre, sarà recepita la Legge nazionale per cui il divieto di caccia riguarda solo 5. A condurre l'emendamento il leghista Claudio Sacchetto Assessore regionale all'Agricoltura e foreste e alla Caccia e pesca che adducendo costi elevati per il referendum (2omilioni di euro ora destinati a Sociale e sanità ha dichiarato) ha portato l'approvazione della legge nazionale a discapito del referendum.

Scrivono i comitati:

Non ci diamo comunque per vinti. Intanto valuteremo tutte le strade legali per riprenderci il referendum (e soprattutto la democrazia): al momento non escludiamo nemmeno denunce penali (per violazione dell’articolo della Costituzione che prevede i diritti civili della popolazione). Saranno comunque i nostri legali ad indicarci quale sarà la strada più proficuamente percorribile.

L'assessore Sacchetto, taglia le polemiche e spiega che:

Negli ultimi mesi è giunta addirittura l’accusa di voler attentare al regolare processo democratico: riconosciuto e mai messo in discussione il valore dello strumento referendario all’interno della vita democratica, ricordo che la democrazia indiretta, al pari (e non meno) di quella diretta, va tutelata e protetta: dunque, da rappresentante regolarmente eletto dai cittadini, è giusto che possa lavorare e compiere delle scelte.

Stefano Isaia Assessore provinciale alla Caccia commenta così:

Ritengo che i cacciatori abbiano un ruolo importante per la tutela dell’ambiente e della natura, in qualità di sentinelle dell’equilibro ambientale. Ringrazio in modo particolare il presidente Roberto Cota e l’assessore Sacchetto per il buon senso adottato, cosa che avviene in modo sempre più raro.

Via | Referendum Caccia, Cuneo Cronaca
Foto | Comitato referendum su Fb

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