Al G8 di Camp David le raccomandazioni sulla penuria di acqua e energia

Gli scienziati di 15 paesi firmano le raccomandazione per lo sviluppo del Pianeta Gli scienziati di 15 paesi richiamano la politica a voler migliorare gli approvvigionamenti di acqua e energia per nutrire una popolazione di nove miliardi persone. Sulla Terra già siamo in 7 miliardi e le previsioni di crescita stimano appunto che entro i prossimi anni si aggiungeranno al bilancio altri 2 miliardi di persone.

Per la prima volta gli scienziati coordinati dall'Accademia Nazionale tedesca delle Scienze Leopoldina, affermano che la mancanza di acqua e energia dovranno essere trattate come parte del medesimo problema. Le raccomandazioni suddivise in tre statements saranno consegnate durante i lavori del G8 che si terrà il 18 e 19 maggio a Camp David negli Stati Uniti e sono state sottoscritto da studiosi delle Accademie delle Scienze di Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna, Brasile, Canada, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Marocco e SudAfrica.

D'altronde le pressioni sulla disponibilità di acqua e energia già si fanno sentire in numerosi paesi e regioni e dunque potrebbero anche essere anticipate. I carburanti di origine fossile, l'energia nucleare e l'idroelettrico soddisfano il fabbisogno di energia e dipendono largamente dall'acqua per il raffreddamento o per il funzionamento delle turbine per la produzione diretta di energia elettrica. Di contro grandi quantità di energia sono usate per pompare, purificare, dissalare l'acqua nel mondo.

Dopo il salto l'elenco completo dei tre statements.


Il primo “statement” riguarda la correlazione fra i problemi dell’acqua e quelli dell’energia, correlazioni cui i governi mondiali non hanno prestano molta attenzione. Ma ora che la disponibilità d’acqua a livello globale tende a diminuire, cominciano già a manifestarsi conflittualità sui diversi usi dell’acqua, e in particolare tra l’uso dell’acqua per la produzione agro-alimentare e l’uso dell’acqua per la produzione energetica (e in particolare di energia elettrica). Con la crescita della popolazione mondiale e le esigenze di migliore qualità della vita delle popolazioni più povere, la situazione è destinata ad aggravarsi in futuro quando ci sarà più bisogno di cibo e di energia. La gestione delle risorse idriche deve, quindi, essere integrata con la pianificazione dello sviluppo energetico, tenendo conto delle esigenze di sviluppo agroalimentare. La ricerca scientifica e tecnologica è in grado di dare un rilevante contributo per concorrere a individuare le soluzioni più idonee, sia per l’uso efficiente dell’acqua e la tutela delle risorse idriche, sia per lo sviluppo di sistemi energetici competitivi che non hanno bisogno di acqua (come la maggior parte delle fonti rinnovabili) o a basso consumo di acqua per il raffreddamento (come nella maggior parte delle attuali fonti convenzionali).

Il secondo “statement” riguarda le emissioni e gli assorbimenti (sinks) dei gas a effetto serra e, in particolare, la crescita delle conoscenze scientifiche in questi settori per migliorare le misure, i metodi di standardizzazione e le valutazioni dei bilanci netti effettivi emissioni/assorbimenti. Questo miglioramento è però correlato a un’approfondita comprensione del complesso ciclo del carbonio nelle diverse componenti (atmosfera, oceani, biosfera e geosfera) del sistema planetario e delle interazioni del ciclo del carbonio con gli altri cicli biogeochimici naturali. Queste conoscenze sono alla base di qualsiasi trattato internazionale sul clima, così come sull’individuazione delle migliori soluzioni di sviluppo economico che sia ambientalmente e socialmente sostenibile.

Il terzo “statement” riguarda la riduzione delle conseguenze negative e dei danni causati dalle catastrofi naturali e dai disastri derivanti dalle attività umane, perché i costi e le perdite di beni e di vite umane sono aumentati spaventosamente negli anni più recenti. Un esempio significativo è stato l’evento giapponese del marzo 2011: una catastrofe naturale (terremoto e tsunami) che ha innescato un disastro tecnologico (l’incidente nucleare di Fukushima). La ricerca scientifica e tecnologica può, e deve, fornire le più avanzate conoscenze di prevenzione: dall’aggiornamento delle analisi di rischio che tengano conto anche dei cambiamenti climatici e ambientali, fino ai sistemi di allerta e di allarme mediante le nuove tecnologie di osservazione e le nuove ICT (Information and Communication Technologies), dalla ripianificazione del territorio e delle attività umane per ridurne la vulnerabilità alle catastrofi, fino alla gestione tempestiva delle emergenze.

Via | Actualite Environnement, BBC , ENEA
Foto | Accademia Leopoldina

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