Mammiferi e cambiamenti climatici, uno su dieci non ce la farà

scimmia ragno

Un decimo dei mammiferi dell'emisfero occidentale non riuscirà ad adattarsi ai repentini cambiamenti climatici. Lo afferma un recente studio condotto dai ricercatori della University of Washington e pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Molti mammiferi non si spostano abbastanza in fretta e non riusciranno a trovare nuovi habitat in tempo. In alcune regioni potremmo assistere ad una perdita del 40%. Finora gli scienziati si erano concentrati sulla localizzazione di nuove aree, adatte ad ospitare la migrazione climatica delle specie animali minacciate dai cambiamenti climatici. Tuttavia avevano sottovalutato l'effettiva capacità dei mammiferi di spostarsi.

Gli animali più a rischio sono i primati, in particolare tamarini, scimmie ragno e scimmie urlatrici, specie che sono già considerate minacciate. Avranno invece la meglio, riuscendo ad emigrare piuttosto rapidamente, i carnivori come i lupi e i coyote; i cervi e i caribù; gli armadilli e i formichieri.

Precisiamo che questo studio non ha tenuto in considerazione un fattore importante: la concorrenza delle altre specie. I ricercatori hanno infatti escluso tutti gli altri fattori che possono portare ad una riduzione o ad un aumento della popolazione di mammiferi, concentrandosi esclusivamente sulla capacità di sfuggire ai cambiamenti climatici, migrando in aree più favorevoli all'insediamento.

L'analisi ha riguardato ben 493 mammiferi, dai più piccoli, come il toporagno, ai più grandi come l'alce. I primati sono i più vulnerabili perché impiegano alcuni anni prima di diventare sessualmente maturi e mettersi alla ricerca di un compagno e di nuovi territori, a differenza di mammiferi più piccoli che maturano in fretta e non restano a lungo con la famiglia di origine. Anche se i mammiferi più piccoli, c'è da dire, si muovono più lentamente.

Foto | Flickr

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