Green Economy, un linguaggio diverso per scrivere la soluzione alla crisi

terra futura ermete realacci

Chi cerca una exit strategy economica ai problemi economici rischia di sprofondare in un precipizio, perché la crisi finanziaria nasce prima di tutto dal fallimento di un sistema etico. Impensabile scrivere la soluzione utilizzando lo stesso linguaggio e gli stessi strumenti che hanno generato il problema. A parlare è Ermete Realacci, esponente del PD, presidente di Symbola, intervenuto questa mattina a Terra Futura nell'ambito del convegno che ha preceduto la premiazione dei migliori PAES, presentati nell'ambito del Patto dei Sindaci, ve ne parleremo a breve.

Partendo dalle considerazioni di Realacci, proseguiamo la riflessione su lavoro e sostenibilità che abbiamo intrapreso ieri qui a Terra Futura: soluzioni per uscire dalla crisi occupazionale senza accrescere il debito ambientale già enorme maturato nei confronti dei Paesi in via di sviluppo e delle generazioni future.

Le politiche ambientali non sono un'appendice, devono divenire il cuore della politica. E non solo per riscrivere il futuro in chiave sostenibile ma anche per popolare il deserto occupazionale che sta deforestando le nostre migliori risorse umane. La Green Economy è una soluzione che sta già accadendo, nata non per risolvere il problema, ma a partire da un problema. Tuttavia la politica ambientale ed economica italiana marcia ancora su binari separati. Basti pensare che per creare occupazione e sviluppo si investono miliardi nelle grandi opere, ignorando o peggio ostacolando quelle exit strategies a basso impatto economico ed ambientale, già valide, autoprodotte dalla crisi.

Perché cercare nuove soluzioni e strategie invasive in comparti che hanno già fallito la loro missione quando le cifre della Green Economy sono le uniche incoraggianti degli ultimi anni? Dall'agricoltura biologica alla bioedilizia alle rinnovabili, trasversalmente la Green Economy ha generato il 40% dei nuovi posti di lavoro emersi negli ultimi anni, anni di grande crisi, vale la pena ricordarlo.

Realacci ha sottolineato l'assenza degli attuali Ministri tecnici dalle politiche reali. Il ritardo con cui il Governo è intervenuto sulla costruzione di una discarica a pochi passi da Villa Adriana, ne parlavamo ieri qui, è esemplare della scarsa partecipazione al degrado ambientale ma sopratutto culturale in cui versiamo. Perché al di là dell'impatto ambientale, il nostro patrimonio culturale va tutelato e tenuto lontano da una discarica. Non dovrebbe nemmeno essere in discussione una simile vicinanza.

E qui ci colleghiamo alla seconda riflessione di oggi sulle vie d'uscita dalla crisi economica, culturale ed ambientale: la tutela della bellezza come mezzo di riscatto e non come semplice valore aggiunto. Abbiamo apprezzato il ricordo di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica ucciso dalla camorra, definito maniaco del suo territorio, radicato alla bellezza che intravedeva nella sua terra, la migliore delle terre possibili che si può immaginare, costruire e vivere. Dovremmo diventare tutti maniaci del territorio e della bellezza per allontanare il degrado ambientale e culturale prodotto da decenni di disinteresse ed incuria e per trovare una nuova occupazione in questo sforzo.

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