A Terra Futura l'economia della felicità restituisce qualità e valore al lavoro e alla vita

bicivendolo

Sostituire all'economia globalizzata quella locale per ridurre l'impronta ecologica e tornare a vivere di qualità, a piccoli passi e sorrisi più frequenti. È l'economia della felicità, incentrata sul benessere naturale, sulla tutela della biodiversità, sulla valorizzazione dei sapori locali genuini e sani, magistralmente immortalata da Helena Norberg-Hodge in un docu-film, lo trovate qui, proiettato a Terra Futura.

L'ossessione per la crescita economica ci sta impoverendo. Sottraendoci l'equilibrio, quella dimensione umana, locale e sostenibile e quella ricchezza culturale, alimentare, territoriale che da sola potrebbe sfamarci di emozioni genuine e renderci felici.

Non a caso a Terra Futura abbiamo incrociato e ricambiato molti sorrisi, persone positive che stanno cercando di (ri)costruire non una semplice alternativa sostenibile al degrado ambientale e culturale dilagante ma un percorso condiviso, articolato, che si propone come modello su larga scala per riscrivere l'economia, lo stile di vita, i consumi.

Terra Futura 2012 - Economia della felicità Terra Futura 2012 - Economia della felicità Terra Futura 2012 - Economia della felicità Terra Futura 2012 - Economia della felicità

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Unendo buono a buono. Ad esempio mobilità sostenibile, esercizio fisico e alimentazione sana, ben rappresentati dalla bici per le consegne a domicilio di frutta e verdura bio, dal campo al consumatore. Un nuovo lavoro, perché no, il bicivendolo! Dai prodotti biologici, come la biopizza, alla birra cruda, ai vini prodotti da agricoltura biodinamica. Ho degustato un Chianti riserva dell'azienda agricola toscana Casale che dal 1770 produce olio e vino senza fertilizzanti chimici pesticidi o erbicidi. Azienda pluripremiata anche per la civiltà del lavoro e la correttezza commerciale. Ma anche senza questi dati e le certificazioni varie, ti basta guardare in faccia quel volto anziano, colorato dal sole e dalla vita nelle vigne, per bere con fiducia. Un passaggio senza mediazioni, una filiera ultracorta, con buona pace di chi compra il vino ultraconveniente, in contenitori di plastica, prodotto chissàdove, chissàcome, chissàdachi, chissàconcosa.

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Anche i prodotti naturali per l'igiene e la cura del corpo trasmettevano energia positiva. Ho acquistato un profumo solido che si spalma invece di essere spruzzato (dunque non inquina) alla vaniglia ed al mandarino. Lo produce la Compagnia delle erbe. Non solo profuma ma la carica degli agrumi massaggiata ed infusa sui polsi trasmette una certa carica positiva.

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E ancora: i letti realizzati con legno di cirmolo, che rallenta il battito cardiaco e concilia il riposo. Ho testato la rete in legno ed è straordinaria: le doghe effettuano una sorta di massaggio naturale e distendono la schiena dolcemente.

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Il succo è che bisogna tornare a fidarsi del lavoro artigianale, di chi ci mette la faccia e la passione e sa cosa contiene il prodotto che ci sta vendendo, come è stato fatto, da dove vengono le materie prime. Di chi sa e certifica che se non farà male all'ambiente, non farà male nemmeno a noi. Questa è l'economia della felicità: guardare in faccia quello che compri, senza timore che ti stiano avvelenando o che qualcuno sia stato sfruttato per consegnarti quel prodotto finito, che si tratti di un abito in cotone piuttosto che di un giocattolo. Tornare a produrre e ad instaurare scambi sani non solo per il presente ma anche ed in special modo per il futuro. Tornare a comprare qualità, benessere, felicità, smettendola di svalutare il lavoro, il cibo, la fiducia negli altri, il sorriso, come fossero un 3x2...

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