Di Clini, del terremoto e di altri disastri

terremoto san giuliano

Il Ministro dell'Ambiente Corrado Clini oggi è intervenuto sul presunto legame tra il terremoto in Emilia ed i lavori per lo stoccaggio di gas a Rivara, in provincia di Modena. Clini ha parlato a margine del Greening Camp alla Luiss, definendo assurde simili illazioni. Poi ha precisato:


È emerso spesso in queste ore il tema di un progetto, che è un grande deposito di gas nel comune di Finale Emilia. Volevo dare un'informazione: il Ministero dell'Ambiente aveva dato un'autorizzazione ad avviare le autorizzazioni necessarie a preparare un progetto per la realizzazione di un deposito di gas, che non è l'autorizzazione a realizzare l'impianto ma a cominciare lo studio di fattibilità.

Alla luce di quanto accaduto, ovviamente, Clini sta rivedendo anche l'autorizzazione dello studio di fattibilità, non ci sarà nemmeno bisogno di farlo per capire che è infattibile in un'area che, a detta dei sismologi, potrebbe essere interessata da forti scosse per secoli, ora che l'Appennino si è risvegliato.

stoccaggio gas rivara

Sarà anche vero che autorizzare lo studio di fattibilità non equivale a dare il via libera al progetto. C'è da precisare, però, che l'Emilia Romagna si era opposta a questa autorizzazione preliminare e proprio perché, a suo dire, il rischio sismico dell'area era stato sottovalutato. I fatti avrebbero ahinoi dato ragione alla Regione. Un po' sulla difensiva, Clini spiega che appena insediato aveva già "iniziato a parlare" di un Piano nazionale per la sicurezza del territorio. Oggi torna a "parlarne":

Dobbiamo avere un piano nazionale che duri il tempo che serve, quindi 15 anni, che sia sostenuto da investimenti privati agevolati, da finanziamenti pubblici. È una priorità per il nostro Paese. L'evento sismico degli ultimi giorni richiama la necessità di questi interventi.

Su questo siamo tutti d'accordo ma basta parlare, perché della sindrome del grillo parlante, con cui vengono ascoltati il tempo di una tragedia e poi schiacciati e messi a tacere sismologi e geologi, non ne possiamo più. Se è vero che se ne parlava da tempo di questo piano... Clini precisa che lui ne "parla" dai fatti di Genova. Noi ricordiamo che stava al Ministero come direttore da anni... sin da quando sono stati tagliati i fondi proprio alla prevenzione con una manovra suicida. Scriveva l'ENEA il 18 maggio del 2012:

Uno studio sui danni delle catastrofi naturali, effettuato da Fabian Barthel ed Eric Neumayer della “London School of Economics”, dopo aver “normalizzato” i disastri per tipologia e per area geografica ha evidenziato, come d’altra parte c’era da aspettarsi, che, a parità di evento catastrofico, i danni su una determinata area sono tanto maggiori quanto maggiori sono il numero delle infrastrutture, il loro valore economico, e anche la densità della popolazione, ma soprattutto quanto minori sono le misure di prevenzione messe in atto.

Lo studio a cui si fa riferimento lo trovate qui. Il 6 settembre del 2011 Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi scriveva:

Ben 500.000 le frane che negli ultimi 50 anni hanno colpito l’Italia seminando morte e terrore con ben 3.500 persone che hanno perso la vita, ben 6 al mese e il Governo cosa fa? Taglia un miliardo di euro per la prevenzione. Negli ultimi 20 anni abbiamo speso in Italia una media di 2 miliardi di euro all’anno nel rincorrere le tragedie. La migliore manovra anti-crisi non sarebbe forse quella di investire nella prevenzione risparmiando tantissimo, almeno 10 volte? È giusto portare avanti il concetto del risparmio e non degli sprechi. Infatti investendo nella prevenzione che significa messa in sicurezza del territorio andremmo a risparmiare molti fondi. Negli occhi ho Sarno, Quindici, Bracigliano, Giampilieri, Scaletta Zanclea e le più recenti alluvioni nel Veneto ed in altre regioni d’Italia e negli occhi ho anche i centri storici che stanno crollando come quello di Agrigento proprio a causa di frane. Vorrei vivere in un Paese dove tutto questo possa non accadere più. Per evitare il ripetersi di tragedie è necessaria la prevenzione. Tagliare i fondi per la prevenzione come tagliarli per la ricerca significa tagliare qualsiasi speranza. In altri Paesi riescono grazie alla prevenzione a limitare i danni persino quando ci sono eventi naturali di grande impatto.

dissesto idrogeologico italia

Negli occhi ho Sarno, Quindici, Bracigliano, Giampilieri, Scaletta Zanclea, scriveva Graziano. All'epoca non aveva ancora negli occhi i morti per le alluvioni in Liguria, quelli dell'ultimo terremoto in Emilia... Quanti altri morti ci devono passare sotto gli occhi, caro Ministro, prima di smetterla di farci queste chiacchierate sterili sull'esigenza di un piano per mettere in sicurezza il territorio e passare ai fatti? Perché le ricordo che le parole sono importanti e come ci ha appena fatto giustamente notare, se c'è differenza tra autorizzare lo studio di fattibilità ed autorizzare un progetto, c'è differenza anche tra "iniziare a parlare di un piano per il territorio" ed "iniziare a mettere in atto un piano per il territorio". In questo gap si sono consumate le tragedie di questi giorni. In questa vuotaggine nonsense sono scomparse delle vite che, a detta dei geologi, non lo dico io, non dovevano andare perse per un terremoto di una magnitudo così bassa, come non dovevano finire sommerse alla prima pioggia torrenziale a Genova.

Le parole sono importanti. È importante dirle, è importante ascoltarle, è importante farle seguire dai fatti. Anche perché siamo stanchi di inviare sms una volta al mese in media per sostenere l'emergenza di turno. E non perché non siamo solidali, ma perché forse preferiremmo fare una ricarica da 50 euro all'anno a testa per pagare una task force (per far rientrare qualche cervello magari, che qui ne son rimasti pochi) che ci sistemi questo territorio, una volta per tutte, mettendo in sicurezza edifici, fabbriche, ospedali, scuole. Così come siamo stanchi di affidare la nostra vita e la nostra sicurezza a santi ed eroi, il nostro patrimonio storico-culturale e naturale all'elemosina che ci arriva dall'estero ed il nostro futuro al caso, magari sperando che l'Appennino si riaddormenti e ci lasci vivere in pace. Faccia qualcosa, ora, perché se tutti hanno libertà di parola sempre e comunque, qualcuno comincia a perdere il diritto di piangere e qualcuno dovrà assumersi il dovere di pagare per tutte queste morti definite dai nostri più illustri esperti del territorio prevedibili e prevenibili.

Foto | Protezione Civile;stoccaggioarivara.blogspot.it; Consiglio Nazionale dei Geologi

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